No, non siamo mai andati molto d’accordo, si sa, noi e i francesi, ma certo da quando a Roma è in carica il governo di Giorgia Meloni non si contano gli attacchi reciproci, gli sgarbi e i dispetti se non vere e proprie polemiche pubbliche tra la nostra premier e il presidente Macron: i due non si sopportano, è noto, ogni tanto per i comuni interessi tentano una riappacificazione da photo opportunity ma la costante è che, da cugini litigiosi e invidiosi gli uni degli altri, siamo diventati più rissosi che mai. Benché ci sia tra noi il «Trattato del Quirinale», una sorta di cooperazione bilaterale rafforzata firmata solennemente sul Colle da Mattarella, Macron e Draghi, i due Paesi sopra e sotto le scrivanie non fanno che rifilarsi calci.
L’ultimo episodio, anzi l’ultima bordata è partita dalla Francia, e per l’esattezza dal periclitante primo ministro François Bayrou, che ha accusato l’Italia di dumping fiscale, ossia di attrarre i paperoni d’Europa con una tassazione di favore, un po’ come fanno l’Olanda e il Lussemburgo con le multinazionali o, più modestamente, il Portogallo e la Tunisia con i pensionati che vanno a godersi il sole e un prelievo molto ridotto sull’assegno. Da Palazzo Chigi e dalla Farnesina non hanno aspettato cinque minuti per far scattare la contraerea: «Stupefatta» la premier Meloni, «Sbalordito» il solitamente cautelosissimo ministro degli Esteri Tajani. E poi i due in coro: «Siamo attrattivi perché siamo stabili, noi».




