Tra Italia e Francia ormai è rissa continua

I due Paesi, si sa, non sono mai stati in sintonia tra di loro e lo dimostra l’ultimo episodio accaduto che vede il primo ministro francese Bayrou accusare l’Italia di dumping fiscale
Il primo ministro francese Bayrou - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il primo ministro francese Bayrou - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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No, non siamo mai andati molto d’accordo, si sa, noi e i francesi, ma certo da quando a Roma è in carica il governo di Giorgia Meloni non si contano gli attacchi reciproci, gli sgarbi e i dispetti se non vere e proprie polemiche pubbliche tra la nostra premier e il presidente Macron: i due non si sopportano, è noto, ogni tanto per i comuni interessi tentano una riappacificazione da photo opportunity ma la costante è che, da cugini litigiosi e invidiosi gli uni degli altri, siamo diventati più rissosi che mai. Benché ci sia tra noi il «Trattato del Quirinale», una sorta di cooperazione bilaterale rafforzata firmata solennemente sul Colle da Mattarella, Macron e Draghi, i due Paesi sopra e sotto le scrivanie non fanno che rifilarsi calci.

L’ultimo episodio, anzi l’ultima bordata è partita dalla Francia, e per l’esattezza dal periclitante primo ministro François Bayrou, che ha accusato l’Italia di dumping fiscale, ossia di attrarre i paperoni d’Europa con una tassazione di favore, un po’ come fanno l’Olanda e il Lussemburgo con le multinazionali o, più modestamente, il Portogallo e la Tunisia con i pensionati che vanno a godersi il sole e un prelievo molto ridotto sull’assegno. Da Palazzo Chigi e dalla Farnesina non hanno aspettato cinque minuti per far scattare la contraerea: «Stupefatta» la premier Meloni, «Sbalordito» il solitamente cautelosissimo ministro degli Esteri Tajani. E poi i due in coro: «Siamo attrattivi perché siamo stabili, noi».

E Salvini, che ha provocato l’ultimo incidente diplomatico con l’Eliseo per aver detto in milanese che Macron «deve attaccarsi al tram» se pensa che l’Italia mandi soldati in Ucraina, Salvini dicevamo non ha perso l’occasione per girare il coltello nella piaga: «A Parigi sono nervosi perché sono in piena crisi». Effettivamente Bayrou non sa più a che santo votarsi: dovrebbe varare una manovra lacrime e sangue per rimettere in carreggiata lo scassatissimo treno della spesa pubblica francese esplosa negli ultimi tempi al punto che c’è il rischio – lo ammette il primo ministro – che i mercati voltino le spalle ai titoli di Stato d’Oltralpe.

Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Bayrou dovrebbe varare una finanziaria da Quintino Sella, peccato che non abbia una maggioranza e destra e sinistra lo aspettino al varco per farlo cadere. E infatti cadrà, dicono tutti, nei prossimi giorni mettendo Macron e la Francia ancora più nei guai. Ogni tanto gira per il Continente la infamante dizione di «malato d’Europa»: è toccata a noi, ai greci, persino ai tedeschi, adesso è la volta dei francesi vedere umiliata la loro «grandeur» post-gollista che sta per essere infiocinata dalla destra di Marine Le Pen (per la quale Matteo Salvini fa un tifo come al solito caloroso vista anche l’amicizia e la storica alleanza politica a livello europeo) o dalla sinistra populista di Mélenchon che reclama una maxipatrimoniale che farebbe fuggire i miliardari proprio verso l’Italia.

Se Bayrou, attaccando l’Italia, ha provato a buttare la palla in tribuna o a fare qualche gioco interno, gli è andata male perché persino il suo amico e alleato Matteo Renzi gli ha dato contro: «Quelle leggi le ho fatte io, ha rivendicato, il dumping fiscale lo fanno altri, questa volta noi siamo innocenti». Posto che in Europa ci sia qualche vero innocente quando si tratta di affari di bottega. 

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