Opinioni

Ted Turner, un visionario che ha rivoluzionato la televisione

È morto il fondatore della prima rete all-news statunitense, la Cnn. La sua carriera può venire descritta nei termini di una costellazione di idee e incroci cross-mediali
Ted Turner - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ted Turner - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

È un’America profondamente (e forse irrimediabilmente) trasfigurata quella in cui Ted Turner si è spento. Dove la tempesta del trumpismo con la sua (contro)rivoluzione comunicativa ha preso il sopravvento, riscrivendo quel paesaggio mediale di cui Turner, scomparso ieri a 87 anni, era stato un grande innovatore. E l’alfiere di un cambiamento radicale nel sistema dei mezzi di comunicazione che ha condotto alla nascita della prima rete all-news statunitense, la Cnn.

E, così facendo, il magnate originario di Cincinnati e cresciuto in Georgia non ha «solo» rivoluzionato il panorama dell’informazione televisiva, ma ha cambiato sotto alcuni punti di vista la maniera stessa di percepire il tempo e lo spazio del suo pubblico. Sotto questo profilo, il tycoon Usa è stato il visionario che ha «acceso» in modo continuativo e incessante (h24) il Villaggio globale di McLuhan, applicando al newsmaking la concezione tutta postmoderna della tv di flusso.

Robert Edward Turner III detto «Ted» era l’erede ribelle dell’azienda di cartellonistica pubblicitaria del padre, morto suicida. Un’attività, per quanto decisamente lucrativa, che andava stretta al piglio anticonformistico che lo accompagnerà per tutta la vita, e che si espresse anche nei suoi vari soprannomi, da «Mouth of the South» (la «bocca del Sud» per la sua irrefrenabile loquela) a «Captain Outrageous» per le sue imprese veliche, tra le quali la vittoria nell’America’s Cup nel ‘77.

La sua travolgente avventura nei media cominciò negli anni Settanta con la trasformazione di Wtbs (una piccola emittente locale di Atlanta) in una delle prime superstation diffuse a livello nazionale via cavo e satellite, con una programmazione fitta di film e sport. Il primo giugno del 1980 si consumò la svolta destinata a fare scuola nel mondo con il lancio della Cnn (Cable News Network) che al debutto suscitò forti riserve, e si ritrovò il nomignolo, affibbiato dai detrattori, di «Chicken Noodle Network». Ma i critici si sbagliavano, e “di brutto”, perché la Cnn ruppe il paradigma dell’informazione come appuntamento rituale e rigidamente predefinito all’interno dei palinsesti televisivi.

Con il network di Turner la notizia cessava di essere qualcosa di «già avvenuto» per convertirsi in quello che «stava accadendo», la breaking news permanente, la cui consacrazione assoluta coincise con le dirette satellitari di Peter Arnett durante la Guerra del Golfo del 1991. Ovvero, la guerra trasformata in uno spettacolo globale in tempo reale, un’altra delle intuizioni turneriane che hanno generato il ciclo informativo frenetico e no-stop in cui siamo immersi, declinato più di recente in chiave piattaformizzata.

L’intera carriera di Turner può venire descritta nei termini di una costellazione di idee e incroci cross-mediali. L’acquisto degli Atlanta Braves (nel baseball) e degli Atlanta Hawks (nel basket) non avvenne esclusivamente per passione e per visibilità personale, ma per garantire contenuti alla sua emittente. Fondò la Tnt, lanciò Cartoon Network e, con l’acquisizione della library Mgm, diede vita a Turner Classic Movies (Tcm), salvando dal dimenticatoio migliaia di pellicole della Golden Age hollywoodiana.

Negli anni Novanta, giunsero l’apice e l’inizio della parabola discendente: la fusione tra la sua Turner Broadcasting e Time Warner, seguita dal disastroso matrimonio con Aol, e via via l’estromissione dal controllo di quelle che erano state le sue creature. Anche per questo, negli ultimi decenni, il magnate e marito dell’attrice Jane Fonda (dal 1991 al 2001) si convertì in un filantropo radicale, con la storica donazione, nel ‘97, di un miliardo di dollari alle Nazioni Unite, e le battaglie contro il cambiamento climatico e per il ripopolamento dei bisonti negli Stati Uniti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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