Per far memoria l’immaginazione è essenziale. Un ricordo viene rievocato tramite immagini. Ma come si fa a fare memoria di ciò che non si è vissuto direttamente? Anche in questo caso serve l’immaginazione. La differenza sta nel fatto che, in più, bisogna fare lo sforzo di immedesimarsi in ciò che altri hanno vissuto, mentre ce ne rendono partecipi. In altre parole, è necessaria la disponibilità di immaginare a partire dall’ascolto di una storia non nostra.
Questo sforzo immaginativo è l’unico che può aiutare a far memoria della Shoah grazie allo studio della sua storia. Vorrei, perciò, fare un esempio concreto di questo sforzo. Oggigiorno quando un insegnante entra in aula apre il registro elettronico e fa l’appello. Normalmente, nel chiamare ogni alunno per cognome e nome, lo saluta e gli chiede come sta, o come si sente, manifestando un minimo di interesse verso la sua presenza.



