Sentimenti alterni in funzione del cambiamento

Tristezza e angoscia, ancor prima di diventare condizione patologica cui è stato attribuito il nome di «Sindrome natalizia», alludono alla paura del nuovo e dello sconosciuto
Sentimenti alterni in funzione del cambiamento -  © www.giornaledibrescia.it
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Le festività attualmente in corso sono l’occasione per riconoscere positività e negatività, benessere e malessere che albergano dentro di noi. Il Natale, nelle attese collettive e nelle speranze comuni è di fatto la festa dei sentimenti positivi e della gioia che contiene però anche un tratto di negatività e di infelicità.

In fondo prima dell’avvento del cristianesimo e delle sue liturgie, i riti pagani celebravano il solstizio d’inverno attorno al 25 dicembre il quale annunciava l’avvento del dio sole e l’inizio di una fase di cambiamenti dati dall’aumento della luce e dalla riduzione del buio.

Un tempo di passaggio insomma che faceva oscillare dalla tristezza lunga invernale alla gioia per il nuovo sole primaverile e il viaggio che riprende. A un livello profondo della psiche, di fatto un po’ tutti, permangono gli opposti, che alimentano stati contraddittori e comportamenti ambivalenti risultato della coabitazione di entusiasmo e disagio, tristezza e gioia. L’espressione comune di questo stato alternato di emozioni è dato per esempio dalle tradizionali luminarie che per le strade tentano di sconfiggere le oscurità precoci della notte insieme agli ornamenti dell’albero natalizio con cui facciamo luce nelle nostre case.

E poi l’attesa per la tranquilla notte degli affetti da vivere e allo stesso tempo l’ansia per i regali da fare o la ricerca del divertimento a tutti i costi o l’attesa di un godimento spesso fittizio. Tristezza e angoscia, ancor prima di diventare condizione patologica cui è stato attribuito il nome di «Sindrome natalizia», in fondo alludono alla fatica del cambiamento, anche quello benefico e alla paura del nuovo e dello sconosciuto, come sinonimo di sfiducia e incertezza nel futuro.

Una parte della malinconia proviene dalla stagionalità fredda e dalle giornate corte che ci obbligano a un tempo lungo in casa e al poco sole che stimola meno la serotonina, l’ormone del buonumore. Ma la tristezza di questo tempo moderno è anche connessa a quel senso di insoddisfazione per le relazioni sociali di oggi che, nonostante i social, sono divenute superficiali e precarie.

Allora quell’altalenarsi di manifestazioni opposte ha a che fare sia con ciò che accade fuori che dentro di noi e le festività natalizie sono una preziosa occasione di ricerca di nuovi equilibri. I simboli messi in campo dai riti, cristiani o meno, sembrano indicarci la valenza simbolica prevalente della natività come mutamento e ri-nascita. Non per nulla l’abete di tradizione nordica, è l’Albero della vita che rimanda al ciclo vitale e all’alternanza continua e senza soluzione di continuità tra inizio e fine.

Il presepe, con la grotta e il bambinello, ogni volta che usiamo il tempo per farlo sembra chiederci di cercare il luogo per eccellenza generativo di energie nuove capaci di assecondare la transizione come dato continuo dell’esistenza. Infine, liberando la coscienza dalle oscurità e dai blocchi pesanti del passato è possibile la trasformazione del disagio in fiducia e dell’angoscia in speranza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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