Al femminile

Se a Natale scappo, prova a prendermi

Per qualcuno, la decisione di trascorrere le festività lontano dalla famiglia comporta la stessa esitazione che contraddistingue la scelta fra pandoro e panettone
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Un albero di Natale - © www.giornaledibrescia.it
Un albero di Natale - © www.giornaledibrescia.it

In dicembre si acutizzano due tipi di allergie. La prima si manifesta con starnuti e prurito: è la cosiddetta «Sindrome dell’albero di Natale», dovuta agli acari della polvere che si depositano sugli abeti di plastica conservati nelle cantine.

La seconda allergia ha sintomi meno evidenti, ma effetti più duraturi. Non riguarda tanto il Natale in sé quanto le feste familiari in senso più ampio. Chi ne soffre tende ad allontanarsi, declinando con garbo gli inviti dei parenti, più o meno prossimi. Per farlo inventa piccoli pretesti: evita i pranzi di famiglia, accampa scuse educate per rinunciare alla cena fra colleghi o, più semplicemente, sceglie di non fare niente. Si chiude in casa, dedicando il tempo alla lettura, ai film e al riposo.

Si fugge dal Natale con le ciaspole ai piedi o infilando in valigia un paio di camicie leggere, un costume da bagno e le infradito. Per qualcuno, la decisione di trascorrere le festività lontano dal tradizionale «Natale con i tuoi» comporta la stessa esitazione che comporta la scelta fra pandoro e panettone. Per questo, nemmeno il rincaro dei voli aerei riesce a frenare il loro desiderio di cambiare aria.

Durante le festività, anche lo snobismo talvolta si riaccende, come le lucine sull’albero. Gli scontenti cronici riescono a mostrarsi annoiati persino davanti a una tavola imbandita di antipasti invitanti e arrosti succulenti. Il bendidio natalizio non li soddisfa mai del tutto e, non di rado, finiscono per ferire chi li ha ospitati.

Il vero miracolo del Natale, però, accade quando si riesce a parlare. La vicinanza, i gomiti che si sfiorano, fanno riemergere vecchie confidenze ed episodi lontani, spesso migliorati da un buon bicchiere di vino. Del resto, gli angoli si smussano nel confronto e le ruggini sedimentate nel tempo si sciolgono più facilmente masticando lo stesso cibo.

È allora che si riesce a cogliere anche il bisogno di chi preferisce non esserci, di chi prova a sottrarsi agli obblighi e allo stress accumulato durante l’anno. Ci vuole empatia per comprendere chi cerca una pausa dalla stanchezza e dalla mancanza di tempo per sé, chi vive relazioni indurite come il pane raffermo o trova nel lavoro più inciampi che soddisfazioni. Dal Natale plastificato si scappa per trovare alberi veri, con il desiderio più profondo di essere rincorsi da qualcuno capace di accettarci, così come siamo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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