Nec sine te, nec tecum vivere possum. Questa frase celeberrima di Ovidio descrive bene il rapporto fra il Pd della Schlein e il M5s. Un rapporto univoco, perché i vertici democratici (non certo i riformisti del partito) hanno questo «sentimento politico» verso i pentastellati, ma non sono ricambiati, perché Conte sa di avere di fronte due scelte possibili, altrettanto vantaggiose: restare da solo e per sempre all’opposizione, lucrando i consensi degli scontenti della sinistra e del sistema in generale; andare col Pd, ma alle sue condizioni, dettando l'agenda alla Schlein e rendendola spesso sostanzialmente subordinata alla linea del Movimento.
È questo il caso delle Marche, dove il centrosinistra ha governato la Regione a lungo (dal 1995 al 2020), finché Francesco Acquaroli, deputato di Fratelli d'Italia, ha vinto le elezioni col 49,13% dei voti contro il 37,29% del candidato del Pd Mangialardi e l’8,62% di Mercorelli (M5s).




