Sono passati appena quattro anni dall’ultima ordinanza che modificava le modalità di espressione della valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria (OM 172/2020, a firma dell’allora ministra Azzolina) e l’attuale ministro Valditara cambia nuovamente le regole del gioco con un’ordinanza appena firmata. Com’è noto, la precedente ordinanza aveva introdotto i giudizi descrittivi, articolati su quattro livelli di apprendimento: avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione. I livelli venivano definiti sulla base di quattro dimensioni che consentivano di formulare il giudizio descrittivo tenendo conto di autonomia, tipologia della situazione - nota o non nota -, risorse utilizzate, continuità nell’apprendimento. L’ordinanza del ministro Valditara introduce invece i giudizi sintetici articolati in ordine decrescente su sei livelli (ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente, non sufficiente).
Questo sistema si presenta apparentemente più semplificato rispetto al passato, anche perché sarà facile (nell’immaginario delle famiglie, e forse anche in quello dei docenti) appaiare i sei livelli con i classici voti numerici (ottimo=10, distinto=9 ecc.). L’ordinanza di Valditara ovviamente non dice formalmente questo, ma in questo caso vale il detto che «a pensar male ci si azzecca». E infatti il ministro non ha voluto tener conto del suggerimento avanzato dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione che nel suo parere aveva suggerito una rimodulazione dei giudizi sintetici «sufficiente» e «non sufficiente» per renderli più funzionali al miglioramento degli apprendimenti. Ma ciò avrebbe scombinato il subliminale parallelismo tra giudizi sintetici e voti numerici che la norma in qualche modo vuole istituire. Sotto questo profilo, è facile immaginare che questo nuovo sistema sarà ben accolto da gran parte delle famiglie e dei docenti in quanto semplifica una procedura (quella valutativa) che di per sé è complessa. Ma, come affermava Primo Levi, gran parte dei fenomeni storici e naturali non è semplice, o non semplice della semplicità che piacerebbe a noi.




