Riforma del lavoro di Milei e l’Argentina in rivolta

Il governo di Javier Milei, l’anarco liberale presidente argentino, incassa la prima vittoria del 2026. È infatti stato approvato al senato, con 42 voti a favore e 30 contro, il pacchetto di riforme in materia di lavoro. Si tratta di uno dei cavalli di battaglia dell’agenda neoliberale, annunciata da Milei sin dalla campagna elettorale.
Tra le principali misure, il cui obiettivo è sostituire le leggi sul lavoro in vigore dal 1974, vi sono la possibilità per le imprese di licenziare a condizioni economiche più sostenibili, nonché la possibilità di estendere la giornata lavorativa a 12 ore, l’alleggerimento del carico di lavoro per le aziende, riducendo i contributi e creando un fondo per finanziare le indennità di fine rapporto a spese del sistema pensionistico, e infine la possibilità di ricevere il salario in dollari.
Al senato, l’opposizione peronista ha denunciato la gravità delle nuove misure. Si corre il rischio di precarizzare ancora di più il mercato del lavoro. È una riforma insostenibile, se pensiamo che la precarietà lavorativa in Argentina tocca attualmente la cifra record del 43%, per non parlare poi dei benefici a favore dei fondi pensionistici privati, e della ulteriore limitazione della sovranità monetaria, visto che il dollaro potrà essere utilizzato direttamente per pagare i lavoratori.
Nelle stesse ore in cui le opposizioni provavano a fermare la nuova riforma del lavoro proposta dal governo Milei, i sindacati indicevano lo sciopero generale a Buenos Aires e nelle principali città del paese.
Nella capitale, migliaia di persone si sono concentrate davanti al Congresso argentino per protestare contro questa ulteriore precarizzazione del lavoro, mentre il tasso di povertà del Paese si attesta al 38%.
Dal canto suo, Milei si sente forte dei buoni risultati ottenuti sella seconda metà del 2025 e intende sfruttarli a suo vantaggio. La vittoria alle elezioni legislative, con il robusto appoggio finanziario di Trump, ha convinto il presidente argentino a fare roboanti proclami sul raggiungimento di un obiettivo storico di contenimento dell’inflazione, che in realtà appare un dato più da economia «creativa» che reale. A completare l’ottimismo di Milei, si registrano le sue dichiarazioni di inizio anno sull’arresto del presidente venezuelano Maduro, il quale non fa che rinforzare - a suo giudizio - l’espansione dell’onda di destra in America Latina, sulla scia dell’effetto Trump.
Ora la riforma del lavoro passa alla Camera. I peronisti hanno annunciato che se dovesse essere approvata, entreranno con un’azione giudiziaria affinché sia ritenuta incostituzionale.
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