Opinioni

Trovare i momenti giusti per redamare, ovvero ricambiare l’amore

Due estranei si ritrovano a camminare insieme dopo un Silent Reading Party. Tra le pagine di Márai e chiacchiere riscoprono antichi termini latini come «redamare»
«Redamare», ricambiare l’amore
«Redamare», ricambiare l’amore
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C’è una parola bellissima che abbiamo smesso di usare, smartita nei meandri del tempo: «redamare» (ricambiare l’amore). La usavano i latini dando voce alla grazia (rarissima) dell’amore reciproco.

(Milano, 2026. Interno sera. Silent Reading Party. Si alzano all’unisono, prendono i cappotti dalla stessa sedia. Gli altri partecipanti, assorti nella lettura, li ignorano. La porta si chiude piano alle loro spalle. Scendono le scale. Fuori, persino i rumori nella notte sembrano ovattati, come se il silenzio dettasse legge ovunque in quella strana serata. Non si conoscono ma, camminano insieme)

Lui: (sottovoce, ancora timoroso a rompere la consegna abbassa la testa per raggiungere la sua). Strano, vero? Stare due ore nella stessa stanza, ognuno col proprio libro, senza dispositivi, senza dir niente e uscire con la sensazione di aver condiviso qualcosa. Lei: (il libro in mano, accenna un sorriso senza guardarlo). È la tua prima volta? Penso dipenda da cosa si sta leggendo. (La luce dei lampioni li accompagna. L’aria è più fredda del previsto.) Lui: Posso chiederti che libro leggi? Lei: (mostra la copertina vissuta): «La donna giusta» di Sándor Márai. Lui: Wow! La Bibbia dell’amore. Una lettura non molto silenziosa. Lei: No. In effetti fa molto rumore, dentro. (sorride) Sono alla terza rilettura.

(Camminano, entrambi fingendo di avere una direzione comune). Lui: C’è quella frase famosa… Lei: Quella sulla persona giusta? (apre il libro, pagina 125, è sottolineata a matita). Lui: Si! Quella. (la recita a memoria) «Non esiste la persona giusta. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna di loro…»Tu ci credi? (Lei non risponde subito. Guarda davanti a sé). Lei: Credo che sia una frase che ci si racconta dopo. Lui: Dopo cosa? Lei: Dopo aver cercato a lungo, invano? Lui: (la guarda e riflette se esporsi o no). Per me invece ci vuole dire che non importa chi amiamo, che nessuna persona è giusta o sbagliata, perché in realtà ognuno di noi ha un unico grande amore che, in sostanza, è la propria capacità di amare. (Lei ora alza lo sguardo e cerca i suoi occhi ed improvvisamente desidera che quella conversazione non finisca troppo presto).

Lei: Tu cosa leggi, invece? Lui: Oh, (lo mostra) «Il libro delle parole altrimenti smarrite». Un archivio di parole che non usiamo più. L’autrice (dice, ridendo) ha persino creato un Ufficio: l’URPS – Ufficio Resurrezione Parole Smarrite. Lei: Dai! Fantastico! E perché le dovremmo resuscitare? Lui: Beh, alcune sono bellissime e servirebbero ancora. Lei:Tipo? Lui: (la guarda come se ne dovesse scegliere una perfetta per lei, come stesse scegliendo un fiore nel negozio di un fiorario. Il semaforo diventa rosso).

«Redamare» (esclama all’improvviso felice). (Lei resta in silenzio e Lui la ripete quasi scandendola) “R e d a m a r e”. Lei: Non la conosco, infatti. Lui: È latino. Significa: «riamare chi ti ama». Lei:Màrai non sarebbe d’accordo. (il semaforo diventa verde e proseguono verso un nonsodove qualsiasi). Direbbe che non siamo fatti per questa reciprocità assoluta. Lui: O che, spesso, invece, non ne siamo all’altezza? (camminano più vicini, senza accorgersene hanno lo stesso passo). Lei: Una parola sola per descrivere una cosa rara.

Lui: Magari all’epoca era più frequente di quel che pensiamo. Secondo te chi ha ragione? Màrai o gli antichi latini? Lei: Tutti e nessuno. O tutti a turno. (ride di gusto). Lui: (la guarda e pensa che quel sorriso è un incanto) Forse … Lei: ...Forse cosa? Lui: Forse Marai aveva ragione. La persona giusta non esiste. Ma esistono i momenti giusti. Lei: Tipo? Lui: Tipo questo. Noi due, sconosciuti, che parliamo come non lo fossimo. Lei: (un sorriso appena accennato). E quindi come lo chiamiamo questo momento? Lui: Chiamiamolo per quello che è: Quello giusto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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