Vent’anni dopo, il diavolo non solo veste ancora Prada: prende l’economy, litiga con gli algoritmi, sopravvive agli hater e dimostra – con l’iconico sopracciglio appena sollevato – che il potere vero non ha bisogno di filtri Instagram. E sì, lo fa con una naturalezza talmente glaciale da ricordarci perché, nel 2006, siamo usciti dal cinema con una certezza: nella vita puoi cambiare lavoro, città, partner, perfino stile, ma Miranda Priestley resta un punto fermo dell’universo.
Un sequel necessario
Il ritorno nelle strade lucide e spietate di New York e negli uffici immacolati di Runway era inevitabile. Non solo perché il primo film è diventato un culto generazionale, ma perché l’industria che raccontava – quella della moda e dell’editoria – è stata travolta da uno tsunami digitale che meritava di essere raccontato con lo stesso sarcasmo affilato di allora.



