Se la premier Meloni rischia il passo falso

La visita ufficiale negli Stati Uniti potrebbe affossare definitivamente l’ambizione di essere un «pontiere» tra gli Usa e l’Unione europea
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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La visita ufficiale di Giorgia Meloni negli Stati Uniti si sapeva che sarebbe stata particolarmente difficile, se non altro perché è la prima di un capo di governo dopo la volgarissima frase pronunciata da Trump a proposito dei leader che lo cercano.

Ma lo è diventata ancor di più ieri quando Bloomberg ha rivelato che Washington ha detto no alla proposta di «dazi zero» sui beni industriali tra le due sponde dell’Atlantico. Ma era esattamente questa la proposta che, d’accordo con Ursula von der Leyen (con cui i contatti sono stati quotidiani nelle ultime settimane), Giorgia Meloni aveva in tasca insieme a quella, subordinata, di un vertice Usa-Ue.

Tutto nell’idea di ricucire in una grande alleanza economico-commerciale quell’Occidente oggi lacerato dalla guerra commerciale scatenata della amministrazione americana più imprevedibile e antieuropea della storia.

Ora che gli americani ci hanno fatto sapere di aver rifiutato la mediazione escogitata a Bruxelles proprio alla vigilia dell’arrivo della delegazione italiana, c’è da chiedersi cosa Giorgia Meloni potrà proporre a Trump. La tensione è molto alta a palazzo Chigi, dove si sono susseguite le riunioni, lo si è capito dalle parole preoccupate del sottosegretario alla Presidenza Fazzolari e dallo stesso tono usato dalla Meloni nel suo intervento alla Confcommercio in cui non è riuscita a dissimulare lo stato di ansia: «So cosa vado a difendere, so che cosa rappresento...».

È probabile che lei voglia almeno cercare di facilitare un incontro personale di Trump con Ursula von der Leyen. Ma di sicuro si sentirà chiedere l’acquisto di un maggiore stock di Gnl (il gas liquido che dalla guerra russo-ucraina importiamo dall’America e che gassifichiamo nelle navi attrezzate ancorate in diversi porti della Penisola) e anche di più armi made in Usa.

A proposito di armamenti c’è da notare che nell’ultimo vertice Ecofin a Varsavia il ministro dell’Economia Giorgetti ha detto di essere contrario a fare più debito comprando armi col programma ReArm Europe per migliorare il nostro livello di sicurezza militare, e questo nonostante le pressioni del ministro della Difesa Crosetto («necessità ineludibile»): così stando le cose, l’Italia potrebbe sfilarsi dal progetto della Commissione ma con inevitabili ripercussioni in sede europea, soprattutto a Parigi e a Berlino.

Ripercussioni che potrebbero essere anche piuttosto crude se la visita a Washington dovesse rivelarsi un passo falso - anche per il carattere lunatico del presidente statunitense - affossando così definitivamente l’ambizione di Giorgia Meloni di essere un «pontiere» tra gli Usa e l’Unione europea, quella stessa che le ha fatto chiedere insistentemente l’appuntamento di domani al numero 1600 di Pennsylvania Avenue. Purtroppo è stato concesso nel momento più sfavorevole da tutti i punti di vista. Sempre sperando che Trump non voglia approfittare della presenza di un leader europeo per attaccare ancora una volta davanti alle tv l’Unione «dei parassiti». Questo sì che sarebbe imbarazzante.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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