Portogallo, la forza della misura contro il populismo

Monica Frassoni
Fra i tratti che caratterizzano Seguro, nuovo presidente del Paese, ci sono il solido europeismo e lo stile politico fondato sulla costruzione del consenso
Il socialista António José Seguro eletto presidente del Portogallo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il socialista António José Seguro eletto presidente del Portogallo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Ho conosciuto António José Seguro alla fine degli anni Ottanta, nella Bruxelles dell’attivismo europeo. Già allora emergevano due tratti che lo avrebbero accompagnato nel tempo: un europeismo solido e uno stile politico fondato sulla costruzione del consenso. Non era però una cifra unanimemente apprezzata. Tra noi giovani attivisti circolava una critica frequente: Seguro appariva troppo prudente, incline al compromesso, poco disposto allo scontro politico frontale. In un ambiente spesso irrequieto e radicale, quella misura veniva letta come eccessiva moderazione in un giovane leader progressista. Con il tempo si è rivelata una scelta consapevole e strutturale.

La sua carriera nazionale si avvia rapidamente nei primi anni Novanta: segretario generale della Juventude Socialista, poi deputato all’Assembleia da República con l’arrivo dei socialisti al governo. Il passaggio al Parlamento europeo, tra il 1999 e il 2001, coincide con una fase decisiva per l’Unione. Sono gli anni delle riforme istituzionali che preparano l’allargamento del 2004, e in quel contesto ci siamo ritrovati colleghi al Parlamento europeo. Seguro vi svolge un ruolo tutt’altro che marginale: contribuisce direttamente ai lavori sulla riforma della UE che ha preceduto l’allargamento, affermandosi come una figura influente nel gruppo socialista, nonostante il peso limitato della delegazione portoghese. In quella fase, alla capacità di parlare con tutti si accompagna una determinazione politica largamente riconosciuta.

Il presidente eletto Seguro con l'uscente Rebelo de Sousa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente eletto Seguro con l'uscente Rebelo de Sousa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Richiamato in Portogallo, entra nel governo Guterres e diventa negli anni una figura centrale del Partito Socialista. Nel 2011, dopo una dura sconfitta elettorale, ne assume la guida nel pieno della crisi economica. Da leader dell’opposizione mantiene una linea coerente: europeismo senza ambiguità, difesa dello Stato sociale, rispetto delle istituzioni. Garantisce stabilità al partito e vince le elezioni europee del 2014. Ma quella stessa coerenza diventa un limite agli occhi di una parte dei progressisti: gli viene rimproverato di non rompere abbastanza con l’austerità e di non costruire un progetto politico alternativo. La sconfitta alle primarie contro António Costa chiude quella stagione. Seguro si dimette da tutte le cariche e si ritira completamente dalla vita politica per oltre dieci anni, dedicandosi all’insegnamento. Una scelta rara, e per molti (inclusa me) spiazzante.

Il suo ritorno, con la candidatura alla Presidenza della Repubblica, avviene in un Portogallo profondamente cambiato. La crescita rapidissima dell’estrema destra, incarnata da Chega e dal suo leader André Ventura, passato in 5 anni dall’1,3% a oltre il 20% dei voti, ha spinto il dibattito pubblico verso una polarizzazione aggressiva e identitaria. Molti hanno inizialmente sottovalutato la sua candidatura.

È accaduto il contrario. Proprio ciò che in passato era stato considerato un difetto si è rivelato decisivo. Contro il rumore, Seguro ha opposto la misura; contro l’invettiva, la credibilità istituzionale; contro la polarizzazione, la capacità di parlare a elettori diversi senza radicalizzarsi. La sua proposta era chiara: una Presidenza garante della neutralità dello Stato, non uno strumento di mobilitazione politica rancorosa e divisiva.

La sua vittoria non cancella le sfide poste dall’ascesa dell’estrema destra, ma dimostra che il populismo non è invincibile. In un’Europa attraversata da tensioni profonde, António José Seguro porta un messaggio essenziale: la politica può essere ferma senza essere urlata, europea senza essere ingenua, inclusiva senza essere ambigua. A volte coerenza e competenza impiegano tempo ad affermarsi. Ma quando accade, il risultato conta ben oltre una singola vittoria elettorale.

Monica Frassoni, presidente Alleanza Europea per il Risparmio energetico

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