Bresciani in prima fila con Leone XIV, lunga notte di fede e di musica
«L’amicizia può cambiare il mondo, è una strada per la pace». Al milione di ragazzi che gli stavano di fronte alla veglia del Giubileo dei giovani, nella spianata di Tor Vergata a Roma, papa Leone XIV ha indicato soluzioni che parlano della fede ma anche dell’attualità. Lo ha fatto rispondendo alle domande di tre ragazzi, che lo hanno interrogato sui temi più scottanti per loro: l’amicizia, il coraggio di scegliere, la via per il bene. «Troviamo la felicità quando impariamo a donare la vita per gli altri», ha detto il Pontefice.
Giustizia, pace, speranza
Davanti a lui ieri c’era un milione di fedeli da 146 Paesi del mondo: una marea dentro cui si trovavano anche 1.200 bresciani, giunti da 40 parrocchie della diocesi. «Cercate la giustizia per costruire un mondo a dimensione umana e servite i poveri, studiate, lavorate e amate secondo l’esempio di Gesù – è stato l’appello di Prevost –. Quanto il mondo ha bisogno missionari del Vangelo che sono testimoni di giustizia e di pace, quanto il futuro ha bisogno di uomini e donne testimoni di speranza».
Lunga giornata
A Tor Vergata è stata una lunga giornata, cominciata con l’apertura dei varchi alle nove del mattino. Tra i primi ad entrare ci sono stati anche dei bresciani, come il gruppo dell’Unità pastorale della Visitazione (San Polo, Sant’Eufemia, Buffalora e Caionvico), arrivato a Roma con il pellegrinaggio organizzato dalla Diocesi.
«È incredibile vedere la quantità di giovani che si è radunata qui – ha raccontato Morena Morosini, 25 anni –. Sono stati giorni ricchi di gioia e di tante emozioni che ci hanno fatto riflettere sulla bellezza dello stare insieme, del ridere e del vivere davvero il dono della vita». Per arrivare nell’area alla periferia di Roma, il gruppo ha percorso circa tre chilometri a piedi dalla stazione della metropolitana. L’ultimo tratto di un lungo cammino: «Il tragitto è stato faticoso, ma mi si è riempito il cuore non appena ho visto tutte le persone riunite - ha raccontato il diciannovenne bresciano Giovanni Ferrari -. L’aspetto di questa esperienza che più mi porterò dietro è lo stare insieme in comunità, ciascuno con le sue differenze».
Sul palco

L’attesa dell’arrivo del Papa, atterrato in elicottero verso le 19.30, è trascorsa come una lunga festa, arricchita dal palco dalle testimonianze e dalla musica dei molti artisti che si sono dati il cambio per tutto il pomeriggio. E le prime note sono state bresciane: l’intrattenimento musicale della giornata è stato infatti aperto dall’orchestra del «Progetto Pem», formata dai cori e dalle bande giovanili di Pontevico, Verolanuova, Manerbio, Leno e Alfianello.
«È stata un'esperienza unica – ha spiegato Luca Baronio, referente dell’ensemble che nei giorni scorsi si è esibito anche nelle basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le mura –. L'orchestra è stata impeccabile e ha ricevuto complimenti anche nel backstage. Il risultato più bello per noi direttori sono stati gli sguardi dei ragazzi una volta scesi dal palco, consapevoli di aver fatto qualcosa di straordinario. I loro territori devono esserne orgogliosi».
Dopo la veglia, il milione di pellegrini trascorrerà la notte in sacco a pelo, nell’attesa di incontrare di nuovo papa Leone per la messa conclusiva del Giubileo dei giovani.
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