Ordine pubblico, terreno di scontro

Il governo vuole un giro di vite sull’ordine pubblico. Lo fa cercando di evitare i possibili rilievi di costituzionalità che possono venire dal Quirinale; chiedendo all’opposizione di dare su questa linea il suo consenso (in realtà per far emergere le contraddizioni della sinistra in materia) e lo fa anche in polemica con quella parte della magistratura che, secondo Giorgia Meloni e il centrodestra, è fin troppo garantista con i violenti e zelante con i poliziotti.
Questo è ciò che sta accadendo in politica dopo i fatti di Torino e soprattutto dopo che tutta l’Italia ha visto quella orribile scena di un poliziotto a terra e senza casco preso a calci e a martellate da un branco di black bloc. Black block, lo ricordiamo, calati a Torino anche dall’estero con le loro lugubri divise nere per riappropriarsi del centro sociale «Askatasuna» sfrattato dall’immobile che occupava da decenni.
Ormai la sicurezza è un argomento centrale del confronto tra i partiti: il consenso elettorale si gioca in buona parte su questo. A destra si vuol mettere sul banco degli imputati il rapporto che esponenti di Avs, del M5s e di una parte del Pd, hanno avuto in questi anni con i centri sociali, e in particolare con quello più violento, proprio l’Askatasuna di Torino, motore del movimento «No Tav» e degli assalti ai cantieri in Val di Susa.
E insieme a loro puntare l’indice contro quegli intellettuali di sinistra che, per la verità, da ieri stanno facendo di tutto per minimizzare quanto è accaduto lungo il Po e talvolta per cercare di dimostrare che «dietro» gli incidenti ci sarebbe una manovra per autorizzare il Governo «a reprimere il dissenso»: sembra di essere tornati agli Anni ’70.
Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 31, 2026
Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta… pic.twitter.com/AtVLzMVxfD
Va aggiunto che questa è una discussione che influenza a catena il referendum sulla giustizia: la prova di marzo sarà anche un giudizio sull’atteggiamento dei giudici che, ad esempio, indagano per «omicidio volontario» il poliziotto che spara ad uno spacciatore che gli punta la pistola addosso e invece si limitano a contestare il «concorso in lesioni» al ventiduenne di Grosseto, unico finora individuato e arrestato tra i picchiatori del poliziotto a Torino. Offrire uno scudo penale per gli agenti di pubblica sicurezza significa dare un segnale molto forte all’elettorato ma anche alle Procure.
Vedremo come le opposizioni reagiranno all’appello di Meloni. Giuseppe Conte, rapido come un furetto, ha già dato la propria disponibilità al confronto, e con questo si è tolto dall’imbarazzo. Avs non ha bisogno di far sapere la propria scelta mentre è facilmente ipotizzabile che la questione infiammerà ancora una volta il confronto interno al Pd tra la maggioranza che fa capo alla segretaria Schlein e i riformisti.
Più volte questi ultimi, sulla scia dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, hanno sostenuto che il bisogno di sicurezza da parte dei cittadini deve essere sottratto alla destra e ripreso in mano dalla sinistra come fondamentale questione di libertà e di democrazia. Sono punti di principio che però difficilmente si sposano con quanti sostengono che i centri sociali come Askatasuna «sono fattori di arricchimento della società».
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