Dopo le Olimpiadi cosa resterà sulle nostre montagne

Il mantra, non raramente poi disatteso, è lo stesso ad ogni quadriennio: l’impatto economico e sociale dei Giochi olimpici sul territorio. È l’augurio diffuso anche per Milano-Cortina 2026, il grande evento nel segno della pace tra i popoli al via questa settimana. Secondo le stime le Olimpiadi invernali genereranno un impatto economico superiore a 5,3 miliardi di euro sui territori di Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige, oltre a coinvolgere oltre 3 milioni di turisti e a creare nuove opere infrastrutturali.
Ma c’è anche un patrimonio immateriale che potrebbe posarsi sulle stazioni sciistiche limitrofe al nucleo dei giochi olimpici. È il caso del Bresciano, territorio ricco di comprensori e portatore sano di una lunga tradizione turistica legata agli sport invernali. Ponte di Legno-Tonale, Montecampione, Borno Ski Area, Maniva Ski, Aprica-Corteno e Gaver: sono tante le oasi del turismo ad alta quota. E che in tanti tra gli addetti ai lavori sperano possano trarre vantaggi dall’impatto della XXV edizione. Soprattutto nel fiore all’occhiello di Ponte di Legno, che vanta una storia centenaria di turismo e di sviluppo intorno al suo oro bianco. Può allora Milano-Cortina essere per gli sport invernali quello che Jannik Sinner è stato per il tennis?

In un’altra epoca e in un altro mondo, è ciò che i Giochi olimpici del 1956 significarono per Cortina: fino ad allora solo pochi appassionati di montagna la conoscevano, poi la supernova esplose e realizzò un sogno: nuove infrastrutture, attenzione internazionale e un forte aumento del turismo. Nacquero il nuovo rifugio del jet set e la moda dello sci.
Dopo quel ’56 a Cortina rimase una pista da bob, ma mantenerla in attività costava troppo e nel 2009 è stata chiusa. La stessa sorte è toccata alla pista per il bob di Cesana Pariol nel 2011, costruita per i Giochi di Torino del 2006 e costata 110 milioni di euro. Ovunque, in verità, queste piste di ghiaccio sono diventate vere e proprie cattedrali nel deserto.
L’oblio a riflettori spenti. Ma in questi settant’anni anche le Olimpiadi hanno cambiato pelle e si sono fatte più invasive. Secondo una nuova ricerca di Scientists for Global Responsibility e del New Weather Institute, le emissioni di Milano-Cortina porteranno alla perdita di 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso e di 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale. C’è allora un altro interrogativo che aleggia in queste settimane: mettendo a confronto costi e benefici, ne vale la pena?

È uno scontro tra culture, è una lotta di ideologie. La risposta arriverà tra qualche anno, di fronte alla «legacy» lasciata dalle Olimpiadi. Sarà un grande evento inutile per le comunità locali oppure un potente motore di trasformazione secondo i principi decoubertiani? La ricerca della sostenibilità da una parte e dello sviluppo dall’altra sono la sfida duale di questa e delle future edizioni dei giochi a cinque cerchi.
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