Bormio, atleti come in una bolla in attesa del momento rock

Il concetto di Olimpiade diffusa, in questi giorni di prove della discesa libera, a Bormio si comprendeva benissimo. Essere a 200 chilometri da una delle due sedi ospitanti la manifestazione a cinque cerchi ha fatto sì che, in Alta Valtellina, gli atleti vivessero in una sorta di bolla. Pochi tifosi, poche distrazioni, l’ideale per concentrarsi in vista del tanto atteso appuntamento olimpico. Bene per gli atleti, un po’ meno per il contorno: è una delle grandi critiche mosse a questa edizione spalmata su otto sedi complessive per un territorio di 22.000 chilometri quadrati.
Qualcosa è cambiato da ieri, con il contorno della pista Stelvio che ha iniziato ad animarsi. Musica ad alto volume dalle casse dei locali nell’immediatezza della pista, i curiosi che si sono assiepati appena al di fuori delle transenne, laddove la mastondontica tribuna finisce e lascia un ampio scorcio sulla picchiata che va sul traguardo.
E piano piano, anche le bandiere del mondo hanno iniziato a fare capolino a Bormio: statunitensi, elvetici, qualche scandinavo, anche austriaci appartenenti al fan club di Vincent Krieckmayr. «Veni. Vidi. Vinc.» il motto sulle loro giacche, chiaramente ispirato alla celebre frase di Giulio Cesare.
Oggi sarà completamente diverso. Bormio respirerà davvero, forse, lo spirito olimpico nella sua totale interezza. E la speranza è che il motto di Cesare sia fatto proprio da Giovanni Franzoni, quel ragazzo bresciano di 24 anni che stamattina è pronto a fare il suo debutto ai Giochi.
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