È una ragazza olandese di ventisette anni, Etty, è laureata in legge e ha la stessa inquietudine che abbiamo io e te quando tutto va apparentemente bene, ma dentro non ci sentiamo mai sazi. «Voglio qualcosa e non so che cosa – scrive Etty – Sento una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca, tutto è in tensione nella mia testa. Sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato. A volte mi sento proprio come una pattumiera; sono così torbida, piena di vanità, irrisolutezza, senso di inferiorità. Ma in me c’è anche onestà e un desiderio appassionato, quasi elementare, di chiarezza e di armonia tra esterno e interno».
Etty è come noi, un garbuglio inquieto di sentimenti, fino all’incontro con Julius Spier, un allievo di Jung che le dischiude il tesoro della spiritualità e della fede. Il gomitolo si dipana. Etty ha ventotto anni. È il 1942. I nazisti occupano l’Olanda. Lei, ebrea, è in pericolo. Gli amici le offrono nascondigli e vie di fuga, ma Etty reagisce in modo assurdo facendosi assistente volontaria a Westerbork, il campo di transito dal quale partono i treni per Auschwitz. Non c’è modo di convincerla altrimenti. Nemmeno lei sa spiegarsi il perché di quella scelta che sente essere, nel profondo della pace che la abita, quella giusta.




