Opinioni

Non solo Mamdani: in Usa per i dem vittorie di peso

Un risultato importante per i democratici, che sono tra l’altro tornati a ottenere i voti di una chiara maggioranza dell’elettorato maschile giovane
Mario Del Pero

Mario Del Pero

Editorialista

Zohran Mamdani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Zohran Mamdani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Era la tornata elettorale più importante dopo l’elezione di Trump e prima del mid-term del 2026, quando saranno eletti un terzo del Senato, l’intera Camera dei Rappresentanti, ben 36 governatori e una larga maggioranza delle assemblee legislative statali. E i democratici hanno vinto ben al di là delle aspettative e forse delle loro stesse speranze. Hanno prevalso a New York, con il giovane Zohran Mamdani, che con la sua storia personale, le sue proposte radicali e la sua comunicazione efficace e brillante ha in una certa misura catturato l’attenzione dei nostri media.

Ma hanno vinto anche in elezioni politicamente più significative, quelle per i governatorati di Stati rilevanti come Virginia e New Jersey, dove due donne democratiche – Mikie Sherrill e Abigail Spanberger – assai più moderate di Mamdani, prevalgono con scarti davvero ampi, di 13/15 punti percentuali (Spanberger sarà la prima governatrice nella storia della Virginia).

E hanno trionfato nel referendum che permetterà alla California di ridisegnare, a vantaggio dei dem e in tempo utile per il mid-term, i collegi elettorali della Camera compensando il loro ridisegno in Texas da parte del governo statale repubblicano.

epa12504014 Mayor-elect of New York City Zohran Mamdani speaks during an election night party hosted by the Democratic nominee in the Brooklyn borough of New York, USA, 4 November 2025. Mamdani has defeated Andrew Cuomo to win the New York mayoral election. EPA/SARAH YENESEL
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Zohran Mamdani sarà il nuovo sindaco di New York

Il tutto in un contesto caratterizzato da tassi di partecipazione elettorale molto elevati per questo tipo di voto: a New York ha votato il 40% degli aventi diritto contro il 23% di quattro anni fa; in New Jersey e in Virginia si sono recati al voto centinaia di migliaia di elettori in più rispetto alle precedenti elezioni dei governatori.

La partecipazione ci offre il primo di tre dati significativi di questo voto. Rivela una vitalità e un’energia dell’elettorato democratico non scontate; riflette una mobilitazione e un attivismo sviluppatisi con lentezza dopo il trauma della sconfitta dell’anno scorso; esprime la crescente impopolarità di Donald Trump e delle sue politiche. E costituisce la forma di resistenza forse più incisiva ed efficace al dispiegarsi dell’autoritario disegno trumpiano.

Il secondo dato da sottolineare è quello rappresentato dai profili dei candidati eletti. Molto diversi politicamente – tra le posizioni moderate di una Spanberger e quelle radicali di Mamdani vi è un abisso – ma accomunati dal loro rappresentare (e simboleggiare) una rottura e una discontinuità con un establishment democratico delegittimato, debole e in una certa misura disconnesso dalla realtà: non in grado, nelle primarie di New York, di contrapporre a Mamdani una figura meno screditata e al capolinea della sua lunga carriera politica di Andrew Cuomo.

Questa discontinuità da sola però non basta. È un risultato importante per i democratici, che sono tra l’altro tornati a ottenere i voti di una chiara maggioranza dell’elettorato maschile giovane, invertendo la preoccupante tendenza manifestatasi un anno fa. Ma è un risultato ottenuto in un contesto decisamente favorevole, che non costituisce un viatico automatico e certo verso il mid-term del 2026.

Anche perché il comune denominatore che tiene unito il partito e i suoi elettori – l’avversione a Trump e al suo autoritarismo – offre un collante potente, ma non sufficiente, laddove le differenze politiche tra le diverse anime del partito rimangono profonde (e sarebbero esplose in modo lacerante se Cuomo avesse prevalso a New York).

La via che questo voto indica è quella di concentrarsi sul merito e il contenuto della proposta politica, cercando di dare risposte a preoccupazioni e paure reali degli elettori, a partire ovviamente dall’alto costo della vita e dall’emergenza abitativa.

Rispetto alle quali, al netto di non poca demagogia (i trasporti pubblici gratuiti a New York non ci saranno mai, anche perché il governo statale non lo permetterà), quelle di Mamdani diventano spesse proposte di banale buon senso, dal tentativo di calmierare i prezzi degli affitti al potenziamento degli asili nido e della scuola dell’infanzia.

Depurato da eccessi e demagogia, e sostanziato da credibili candidati nuovi, è questo un messaggio che può unire i democratici e far loro vincere le elezioni, come si è visto bene ieri.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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