Chiese incendiate, massacri civili, stupri, sfollamenti di massa, espropriazioni di terre, persecuzioni mirate, e rapimenti a scopo di estorsione, che continuano nonostante lo Stato abbia reso illegale i riscatti. La violenza si è impadronita della Nigeria. Il Paese che, con i suoi oltre 237 milioni di abitanti appartenenti a circa 200 gruppi etnici, è il più popoloso d’Africa, dall’inizio di quest’anno ha già registrato 1.923 attacchi contro civili, con più di tremila morti. Ma è una violenza che si perpetra almeno da una ventina d’anni, cioè da quando nei territori poverissimi del nord è comparsa Boko Haram, organizzazione terroristica jihadista, affiliata allo Stato Islamico, responsabile di 40mila morti e più di due milioni di sfollati.
Da qualche anno agisce anche un suo ramo secessionista, lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (Iswap). Ma i miliziani jihadisti non sono i soli a terrorizzare le comunità. Semi-nomadi, pastori e mandriani, i Fulani vivono prevalentemente nella Middle Belt, la cintura di Stati che si frappone tra il Nord a maggioranza musulmana e il Sud a maggioranza cristiana. Per lo più di confessione musulmana, alcuni si sono radicalizzati, andando ad arricchire le fila dei gruppi terroristi.




