La presa di posizione di Chiara Appendino sulla politica delle alleanze dei Cinquestelle ha, paradossalmente, rafforzato Giuseppe Conte, mostrando che l’ipotetica minoranza interna contraria all’accordo col Pd non ha un seguito significativo nel gruppo dirigente anche se forse ne ha di più fra gli elettori.
A proposito di questi ultimi, però, bisognerebbe che qualche istituto demoscopico cominciasse a valutare l’impatto della presenza di Conte nel M5s. Quando l’ex premier non si candida (amministrative, europee) i pentastellati vanno sempre male o malissimo. Alle Europee c’è un consenso maggiore rispetto a Comunali e Regionali perché si tratta di una consultazione vissuta come più «nazionale» (tanto più ci si allontana dalla dimensione periferica – che richiede di governare gli enti locali – andando verso assemblee rappresentative dove si è in minoranza e non si ha la responsabilità di governo ma si assumono quasi sempre ruoli d’opposizione) e la vocazione «contro» di parte non irrilevante dell’elettorato del M5s mobilita più persone.




