Ma ti ascolti quando parli?

Leonardo è un ragazzino che ha gli occhi nuovi, oltre a delle orecchie attente. Non è facile avere a che fare con lui, ma è molto utile perché ti costringe a domandarti se quello che dici è davvero quello che intendi
Ma ti ascolti quando parli? -  © www.giornaledibrescia.it
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Ci sono ragazzini che hanno la capacità di guardare il mondo con gli occhi che tutti i giovani dovrebbero avere: nuovi. Diciamo che Leonardo è uno di questi e, oltre agli occhi nuovi, ha pure le orecchie attente. Un altro requisito che dovrebbe essere richiesto tanto ai giovani quanto ai vecchi e pure a quelli che stanno in mezzo tra i due estremi, spesso convinti di non dover più imparare nulla.

L’attenzione di Leonardo alle parole e al senso del vivere che indicano è un sorprendente modo di intendere la vita, in molti sensi parecchio più facile. Non perché elimini le difficoltà, ma perché le riduce a ciò che sono davvero, senza sovrastrutture inutili.

Per esempio, quando sente la frase «Mi sto facendo crescere i capelli», Leonardo corregge: «Si lasciano crescere i capelli: lo fanno da soli, non hanno bisogno di aiuto». Un’altra espressione che allerta la sua attenzione è: «Faccio attraversare la strada a mio figlio». Lui preferirebbe: «Insegno a mio figlio ad attraversare la strada». Che, a ben sentire, solleva dall’aggravio di dover adempiere a un dovere e favorisce la percezione di un atto che garantirà l’autonomia futura del figlio, quando noi non saremo lì a prenderlo per mano.

Fin qui potrebbe sembrare che Leonardo non apprezzi l’uso qualunquista del verbo «fare» che in realtà sarebbe, in grammatica, l’uso causativo. Ma la sua sensibilità si estende anche a frasi come «Mi sono curato la febbre con i farmaci», perché semmai tu prendi qualcosa che poi agisce sulla febbre, oppure «Quel commento mi ha bloccato», perché se ti fai bloccare da un commento la causa va cercata in te. (Sul fatto che tutti abbiate pensato a un commento social, ci sarebbe un discorso a parte da fare, magari lungo quanto una timeline).

Insomma, avere a che fare con Leonardo non è facile, ma è molto utile. Ti costringe a rallentare, a riascoltarti, a domandarti se quello che dici è davvero quello che intendi. Se ciò che diciamo e scriviamo è l’impronta digitale del nostro pensiero, allora le parole rivelano la nostra attitudine e, a volte, ci consentono persino di reimpostarci.

Anche quando non troviamo l’espressione più felice, il solo fatto di averci pensato è già un passo avanti rispetto alla fretta con cui, negli ultimi tempi, sembriamo aver deciso di esprimere pareri su tutto. Per amor di precisione, Leonardo ha 12 anni. Sono i ragazzini così che mi rassicurano che non proprio tutto rotolerà via sotto l’impulso dei venti freddi di questo tempo offuscato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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