Opinioni

Librixia, un felice plateau su cui adagiarsi o da cui ripartire

L’edizione da poco conclusa ha certamente soddisfatto le aspettative, ma apre riflessioni sul futuro della rassegna
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

In coda a Librixia per l'incontro con Kurkov
In coda a Librixia per l'incontro con Kurkov

Popolare nelle intenzioni; ecumenica nella traduzione di un programma che sulla carta aveva ottenuto consensi non universali. L’edizione di Librixia da poco conclusa ha certamente soddisfatto le aspettative di librai, lettori e autori. Quasi scontata la straripante affluenza agli eventi di certo richiamo; meno banale l’attrazione esercitata dalle voci del territorio, che hanno affollato il salottino RBM con vecchi estimatori e nuovi lettori.

Non c’è necessità di appellarsi al bilancio ufficiale – che comunque attesta 70mila presenze al mercato librario e 16.500 agli incontri (+12% rispetto al 2025) – per affermare che Librixia, come è stata plasmata da Comune e Ancos, è una rassegna che funziona ed è ormai sostanziale all’esperienza culturale che la collettività fa della città. Lo testimoniano il successo della serata inaugurale, con Serena Dandini mattatrice inevitabile in San Barnaba; lo conferma l’involontaria coda lunga che Gramellini ha garantito con il suo appuntamento di questa sera al Teatro Sociale.

Oltre il nominalismo superficiale

Questa vivacità diffusa ha rappresentato concreta obiezione a quanti avevano frettolosamente tacciato la 13esima edizione di «povertà». Un giudizio che ci si consenta di definire superficiale, limitato da un nominalismo esente dall’analisi attenta di alcune proposte meno appariscenti. Appuntamenti in apparenza privi di richiami immediati, ma nella realtà riferiti ad accademici di fama internazionale e figure di assoluto rilievo intellettuale. Si pensi alla presenza di Nadeesha Uyangoda, Premio Campiello «Opera Prima», giunta a Brescia direttamente da Dublino, dove ha condiviso il palco con un autore del calibro di Paul Murray, già vincitore del Premio Strega Europeo col suo celebrato romanzo «Il giorno dell’ape».

L’auspicata evoluzione

Al netto del successo, permane la convinzione che la capacità d’impatto sinergica del patrimonio cittadino – sia intellettuale che tangibile – potrebbe garantire a Librixia un’ulteriore evoluzione. Non con l’obiettivo di alterare la natura di un evento che trae forza dall’accessibilità, né per emulare manifestazioni pur affini, quali Festivaletteratura o Pordenonelegge. Piuttosto per contribuire a placare quella sete di cultura che i bresciani hanno manifestato copiosamente.

Se Librixia ha certamente il merito di aver intercettato quel bisogno e di aver attivato recettori culturali sopiti, nell’immediato futuro potrebbe aspirare a un rinnovamento di quella capacità catalizzatrice, da perseguire con la consueta operosità bresciana. Magari arricchendo il cartellone con una selezione mirata di voci emergenti della narrativa e promesse della letteratura internazionale. Senza l’ambizione di ospitare figure monumentali quali Salman Rushdie o Emmanuel Carrère — che pure troverebbero una cornice ideale nei velluti del Teatro Grande — è tempo di decidere se adagiarsi su un felice plateau oppure avventurarsi lungo nuovi percorsi letterari, forte di un pubblico pronto a seguirne l’evoluzione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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