Opinioni

Una lettera d’amore per avvicinare uomo e donna, mondi emotivi distanti

Pubblicato nel 1992, «Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere» è un libro che tutti dovrebbero leggere: il consiglio di scrivere una missiva al proprio partner è ancora attuale
Una lettera d'amore, come suggerisce Gray
Una lettera d'amore, come suggerisce Gray
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C’è un libro che penso tutti dovrebbero leggere e la cui lettura spesso consiglio. Un libro datato ma ancora molto conosciuto, si intitola: «Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere». Pubblicato nel 1992 dallo psicoterapeuta e sessuologo statunitense John Gray, dopo trent’anni ha ancora tanto da dire, forte di un’ intuizione ancora sorprendentemente attuale: uomini e donne parlano linguaggi emotivi diversi come provenissero da due distantissimi pianeti.

Nonostante oggi si parli di generi fluidi, quella metafora «spaziale» conserva ancora un grandissimo impatto nel reale. Vuoi per il fatto che in ciascuno di noi coabitano entrambe le polarità (maschile e femminile - in e yang) ed anzi, proprio la mancata integrazione ed accettazione del proprio opposto, spesso genera le peggiori incomprensioni e la messa in atto di comportamenti stereotipati che facilmente conducono ad orribili fatti di cronaca.

Le differenze principali fra queste due polarità, ci mostrano una tendenza maschile ad offrire soluzioni, risultati concreti, invece di ascolto. Una tendenza femminile ad una crescita emotiva costante che passi attraverso la condivisione degli stati d’animo per un miglioramento continuo della relazione. Atteggiamenti che l’uomo traduce come una messa in discussione delle proprie capacità quale risolutore di problemi. Ne nasce un cortocircuito frequentissimo: lei si sente abbandonata, lui inadeguato. In condizioni di disagio, l’uomo, come un elastico, si allontana per ritrovare equilibrio; la donna come un’onda attraversa fasi emotive intense e cerca vicinanza: lei chiede presenza e lui si ritira. Quando queste dinamiche non vengono reciprocamente riconosciute, il silenzio e l’incomprensione annientano la relazione.

Il problema è che ancora non è stata creata, almeno credo, un’app che consenta di fare da traduttore simultaneo di emozioni e comportamenti (men che meno all’epoca in cui il libro veniva alle stampe). Come possono, allora, questi due pianeti costretti ad orbitare vicini comunicare sé stessi senza distruggersi? Gray propone uno strumento tanto semplice quanto rivoluzionario: la scrittura di una lettera. Non una lettera qualsiasi, avverte Gray. Deve seguire cinque ordini precisi che corrispondono ad altrettante fasi emotive: rabbia, tristezza, paura, rimpianto e infine amore e desideri. L’obiettivo è attraversare tutte le emozioni sulla pagina prima di parlarne, evitando che la rabbia superficiale mascheri bisogni più profondi in un atto quasi catartico.

Si comincia dicendo ciò che fa arrabbiare e ciò che non si accetta; si prosegue con ciò che ferisce e rattrista; si nominano le paure e i timori; si riconoscono i rimpianti e le proprie responsabilità; si conclude esprimendo sempre il proprio amore ed i propri reali desideri. La lettera va scritta di getto, senza censure, seguendo rigorosamente l’ordine emotivo. Va scritta quando si avverte di non contenere più le emozioni e prima di qualsiasi confronto diretto. Può essere consegnata al partner, oppure restare un processo intimo di chiarificazione interiore. Pensate, una semplice pagina bianca sulla quale riversare le emozioni difficili, un gesto antico, che stempera quella rabbia muta e cieca che riempie troppo spesso le cronache di orribili delitti ai quali non ci potremo abituare mai. Una semplice lettera d’amore, vera e letta per davvero e qualche orfano di madre in meno...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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