Quell’antico legame tra Italia e Brasile

La recente visita in Brasile di Sergio Mattarella è stata uno dei momenti più significativi del 150esimo anniversario dell'immigrazione italiana in Brasile
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al Santuario Arcidiocesano del Cristo Redentore di Rio di Janeiro, 19 luglio 2024
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al Santuario Arcidiocesano del Cristo Redentore di Rio di Janeiro, 19 luglio 2024
AA

La recente visita in Brasile di Sergio Mattarella è stata uno dei momenti più significativi del 150° anniversario dell'immigrazione italiana in Brasile (1874-2024).

Il presidente italiano in dialogo con il presidente brasiliano Lula e con le massime cariche diplomatiche e politiche italiane e brasiliane ha ricordato la nave «Sofia» salpata dal porto di Genova per condurre i primi migranti italiani in Brasile nel 1874.

Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, gli italiani erano la comunità più grande degli europei emigrati in Brasile, con circa 1 milione e mezzo sul totale di 4 milioni. La prima ondata di flusso migratorio venne dal Veneto e in seguito arrivarono da ogni regione di Italia. Si radicarono per lo più nel centro sud del Brasile (Sao Paulo, Santa Catarina, Rio Grande do Sul).

Sbarcavano al porto di Santos dove erano reclutati dai grandi latifondisti – la famiglia italo-brasiliana Matarazzo era particolarmente attiva nell’impiego di migranti italiani – per lavorare nelle piantagioni di caffè e in seguito nei primi stabilimenti industriali delle grandi metropoli di Rio de Janeiro e San Paolo. Alcuni di loro, di tendenza anarchica, furono particolarmente attivi nella creazione dei primi sindacati brasiliani. San Paolo era una città «italiana» e molte riviste e giornali erano scritti in portoghese e italiano.

Come ha ricordato Mattarella, l’amicizia Italia-Brasile ha visto anche il «gigante» sudamericano dare il suo contributo alla formazione della democrazia italiana, ricordando il contingente militare brasiliano (Força Expedicionária Brasileira/Feb, composta da 25.834 uomini e donne) impegnato al fianco degli Alleati nelle ultime fasi della campagna di liberazione dell’Italia tra il 1944 e il 1945.

Italia e Brasile sono dunque due Paesi che hanno a cuore i valori della democrazia perché entrambi hanno vissuto la transizione dai regimi autoritari alla democrazia, sia pur con modalità diverse e in tempi differenti. L’Italia tra il 1943 e il 1948, il Brasile dalla dittatura militare alla democrazia nella seconda metà degli anni Ottanta del secolo XX.

L’impegno reciproco è quello di contribuire, ciascuno nel suo sistema di alleanze (nel 2024 l’Italia ha presieduto il G7, il Brasile presiede il G20) e nella sua area geopolitica di competenza alla creazione di alleanze globali sui temi centrali della libertà, democrazia, sviluppo, povertà, diseguaglianza, ambiente.

Vi è dunque un filo conduttore tra l’emigrazione italiana in Brasile di fine Ottocento, con il suo fardello di miserie e speranze, e le sfide del presente e del futuro. I nuovi flussi migratori, anche essi con le loro storie di povertà, sottosviluppo e ricerca di una vita più degna, che richiamano le responsabilità collettive sull’indivisibilità dei destini umani.

*Docente di Scienze Politiche, Università federale del Cearà, Fortaleza

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.