Chissà che cosa ne è delle donne curde che hanno combattuto lo Stato Islamico, dopo l’auto proclamazione a califfo di quelle terre di Abu Bakr al-Baghdadi? Era il 29 giugno 2014. Dopo qualche giorno, il sedicente leader religioso pose sotto assedio la città di Kobane, nel nord-est della Siria, nella regione autonoma de facto, chiamata Rojava, al confine con la Turchia.
A maggioranza curda, dal 2012 è governata dall’Unità di Protezione Popolare (YPG), la cui brigata femminile - Unità di Protezione delle Donne (YPJ) -, balzò agli onori delle cronache per l’intraprendenza e la capacità guerriera, diventando un fondamentale alleato delle forze statunitensi lì stanziate, anche per la liberazione di Kobane, avvenuta nel 2015. Diciottomila donne su un totale di 45mila combattenti.




