Opinioni

La guerra che continua: serve parlarne con i minori

Accompagnare i più giovani nella lettura della distruzione e della morte, vuol dire porre attenzione ai loro pensieri e agli stati d’animo più ingombranti
Accompagnare i minori nella lettura della distruzione e della morte vuol dire dare attenzione ai loro pensieri
Accompagnare i minori nella lettura della distruzione e della morte vuol dire dare attenzione ai loro pensieri
AA

La Pasqua «armata» che abbiamo appena attraversato è un peso e una colpa per tutti, anche quando si intravvedono pallide prospettive negoziali. Resta la percezione della follia distruttiva, della morte e dell’odio che scuce le nostre precarie sicurezze.

L’allarme che gli adulti sentono si dilata a dismisura, mentre emozioni e sentimenti non vengono condivise con nessuno, meno ancora con figli, per il timore di farli star male. Ma pure questi ultimi tacciono e non pongono interrogativi ai grandi, perché pensano di avere già tutte le risposte dal loro smartphone. Invece non bastano le informazioni dei social in quanto parziali e non sempre attendibili. E poi loro non chiedono spiegazioni agli adulti perché li sentono fragili e preferiscono non aumentare la sofferenza dei padri. Avrebbero bisogno di parlarne e sentire da loro le parole dei sentimenti che provano. Invece non affrontano la colpa e perdono di fiducia in se stessi, crolla il loro umore e si frantuma la prospettiva di un futuro che è sempre più impossibile da immaginare. La rabbia prevale e aumenta la delusione per le promesse fallite dei grandi. Anche questa non è storia nuova.

«Mi è caduto addosso il male del mondo… Volevo fare qualcosa per la pace perché mi sentivo colpevole della guerra». Diceva Michele, il protagonista del romanzo-saggio «Angelo a Capofitto» (Rizzoli 1969) di Franco Fornari, lo psicoanalista italiano che forse più di tutti si è occupato della guerra e delle sue dinamiche inconsce.

È la storia di un giovane di 27 anni preso dall’angoscia che però riesce a dire al suo psichiatra mostrandogli il sentimento di colpa e lo stato d’impotenza che vive. Il tema di fondo del libro, è la relazione con la sofferenza psichica, che è poi l’argomento centrale di Fornari sviluppato nel corso di tutta una vita e del grande interrogativo «Perché la guerra?».

La stessa domanda che Einstein poneva a Freud. «C’è un modo - scriveva in una lettera - per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?». E il padre della psicoanalisi, rispondeva che è «impossibile sopprimere le inclinazioni aggressive degli uomini».

La guerra è ineliminabile, nonostante a gran voce, non la si voglia. L’unica cosa che può servire, pensava Freud, è il «fare comunità… tenuta insieme da legami emotivi» e sviluppare solidarietà. («Perché la guerra» Lettera di Einstein a Freud 1932).

Poterne parlare con i figli, allora, significa affrontare il tema della conflittualità interiore e dei sentimenti belligeranti che albergano in ogni individuo. Ma anche lasciare il tempo alle domande, in quanto queste possono ridurre l’esposizione eccessiva alle immagini di guerra con cui si anestetizza l’empatia e si riduce la solidarietà.

Accompagnare i minori nella lettura della distruzione e della morte, vuol dire porre attenzione ai loro pensieri e agli stati d’animo più ingombranti. Serve per non negare la paura e cogliere la colpa delle sofferenze provocate, aiuta a dare voce al dolore interno e un nome a ciò che si prova.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...