La capienza della pancia

Se hai fame finisci per preparare piatti più ricchi e conditi del necessario e quindi di andare ben oltre le tue reali esigenze. Se sei sazio, non potrai che sottovalutare ciò di cui avrai bisogno
«Molte delle metafore di Miriam sono ambientate in cucina» - Foto/Pexels
«Molte delle metafore di Miriam sono ambientate in cucina» - Foto/Pexels
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Miriam è una di quelle donne che nella vita ne hanno viste e vissute un po’ di tutti i colori. Ha avuto pochi soldi e poi tanti e poi di nuovo pochi. Ha trascorso periodi di prospera salute e ha conosciuto spiacevoli degenze ospedaliere. Si è spostata, ha avuto figli, ha divorziato e ha costruito una nuova relazione.

Tra alti e bassi, ha percorso quasi tutte le montagne russe dell’esistenza. Alla figlia e ai nipoti ha trasmesso un insegnamento fondamentale, anche se non suona esattamente come un precetto: cucina sempre quando non hai fame. Molte delle metafore della vita di Miriam sono ambientate in cucina, probabilmente perché far da mangiare è stato il suo principale mestiere.

Comunque, un giorno, ha anche avuto modo di spiegare l’origine del suo adagio: se hai fame, finisci per preparare piatti più ricchi e conditi del necessario e quindi di andare ben oltre le tue reali esigenze. Se sei sazio, non potrai che sottovalutare ciò di cui avrai bisogno. E non ci sono ricette o indicazioni che tengano, perché comunque la mano che appronta dà un’interpretazione che va oltre la mera lettura dei dati e l’esecuzione della ricetta.

Un’ovvietà che lo diventa molto meno nel momento in cui Miriam trasla alla fase successiva: ci sono problemi da pancia vuota e problemi da pancia piena. A pancia vuota sei disposto a tutto pur di garantirti la sussistenza e vivi problemi sulla cui risoluzione non puoi soffermarti perché sono ovvi, urgenti e irruenti. A pancia piena perdi di vista le coordinate dell’essenziale e ti trovi a un bivio: fare esercizio di previdente saggezza o fare pratica di spreco. E si sa che ai bivi e sui ponti non si è mai del tutto al sicuro dalla scelta sbagliata o dall’incontro peggiore. Puoi addirittura metterti a giudicare chi ha fame e tacciarlo di impertinenza, maleducazione, incapacità di stare al proprio posto e di provare ripugnanza per quel po’ di te che riconosci in lui, in quell’origine primitiva e indiscutibile del suo bisogno.

Puoi persino spingerti a creare falsi problemi in cui riversare tutta quell’energia che ciascun essere umano ha bisogno di produrre e sfogare per sentirsi vivo, data l’evidente incapacità di chetarsi nel benessere. Dunque, provate a essere un po’ Miriam e a distinguere il necessario dal superfluo e, dentro il superfluo, il confine tra il nocciolo di verità da cui il futile nasce e l’assoluta vanità delle sue conseguenze. L’estate è un buon momento per un esercizio così: pare aiuti a contrastare il caldo.

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