Opinioni

Kiev e il nemico interno chiamato corruzione

Mentre il Paese di prepara al quarto inverno di guerra un nemico interno si fa sempre più insidioso
Giovanni Cadioli

Giovanni Cadioli

Editorialista

Volodymyr Zelenskyj - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Volodymyr Zelenskyj - Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’Ucraina si prepara al quarto inverno di guerra, probabilmente il più duro. Mentre la Russia avanza e intensifica i bombardamenti, riemerge un nemico interno altrettanto insidioso: la corruzione. In questi giorni è esploso uno scandalo multimilionario, il più grave dall’inizio della guerra, con effetti che vanno dall’economia alla politica interna ed estera.

L’Ucraina, come molte ex repubbliche sovietiche, ha ereditato un sistema segnato da pratiche informali e nepotismo. La transizione caotica degli anni ’90 favorì oligarchi e privatizzazioni opache, lasciando un livello di corruzione altissimo. Le crisi politiche del 2004, 2010 e 2013 non cambiarono sostanzialmente il quadro, nonostante dopo il 2014 venissero create nuove istituzioni anticorruzione. Lo Stato ucraino era debole, come anche dimostrato dal fatto che proprio nel 2014 quasi diecimila membri delle forze di sicurezza e di intelligence defezionarono verso Mosca. La svolta arrivò con la vittoria di Zelensky nel 2019, fondata sulla lotta al malaffare e spinta dall’avvicinamento all’Ue. Le riforme giudiziarie e amministrative ridussero parzialmente la corruzione.

Ma con l’invasione russa del 2022 e il crollo economico, la sopravvivenza del Paese è dipesa dagli aiuti occidentali, indispensabili non solo per armi e difesa, ma per pagare stipendi pubblici e mantenere servizi essenziali. In questo contesto di emergenza, alcuni funzionari hanno sfruttato la situazione per arricchirsi. Sono emersi scandali su appalti gonfiati per l’esercito, tangenti per l’acquisto di generatori, corruzione ai vertici della magistratura, schemi di esenzione dal servizio militare e appropriazione di fondi di ricostruzione. Zelensky ha reagito con energia: rimpasti, licenziamenti e sostituzione dei capi degli uffici di arruolamento con veterani.

Nel luglio 2025 però ha anche tentato di ampliare i poteri del procuratore generale, da lui nominato, sulle agenzie anticorruzione, minandone l’autonomia. La società civile è esplosa in proteste, costringendolo a ritirare il provvedimento. È possibile che temesse le indagini ora emerse: un colossale schema di tangenti da circa 100 milioni di dollari sugli appalti energetici, che ha coinvolto funzionari pubblici e intermediari. Sono caduti ministri di peso, ma soprattutto Andrij Yermak, potentissimo capo di gabinetto di Zelensky, costretto alle dimissioni dopo una perquisizione.

Le conseguenze sono gravissime. Sul piano economico, lo scandalo rivela sprechi intollerabili mentre Kiev soffre una carenza di fondi, Bruxelles fatica a mantenerne il sostegno e il Belgio continua a rifiutare di espropriare i fondi russi congelati per donarli a Kiev. Sul piano sociale, lucrare sull’energia alle soglie dell’inverno, con infrastrutture colpite dai bombardamenti, è un atto oltremodo cinico che mina la fiducia di cittadini e soldati.

Politicamente, Zelensky è ora direttamente esposto: Yermak era la figura centrale per le nomine, la gestione degli aiuti occidentali e i negoziati sul futuro della guerra.

Anche sul piano esterno le ripercussioni sono pesanti: Yermak conduceva infatti le delicate trattative con Washington proprio mentre tiene banco un controverso piano russo-americano in 28 punti che, di fatto, impone la capitolazione di Kiev. Un cambio così improvviso al vertice della delegazione ucraina non può che irritare e insospettire Trump, già di per sé più incline verso Mosca che verso l’Ucraina. Così, mentre il Cremlino gongola, fingendo di ignorare che in Russia la corruzione è strutturale e ancora più pervasiva, e il fronte ucraino vacilla, lo scandalo rischia di infliggere un colpo grave alla resilienza di Kiev, proprio alla vigilia dell’inverno più difficile della guerra.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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