Opinioni

Jannik è immenso e anche un po’ umano, ma sulla terra cresce

Sinner e Alcaraz sono arrivati in finale lasciando agli avversari le briciole. La loro finale è stata un inno al tennis. Sport che, insieme - sfidandosi - sembrano intenzionati a portare a nuove vette
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Roland Garros, scatti dall'epica finale Sinner-Alcaraz
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Roland Garros, scatti dall'epica finale Sinner-Alcaraz

I tre punti del torneo sprecati al quarto set, quando era avanti 5-3, servizio di Alcaraz, 0-40. Cosa passa nella testa di un tennista lo sa solo il tennista stesso. In quel frangente, lo sapeva solo Jannik Sinner, che ieri ha ceduto di fronte a un avversario formato vascello fantasma. Era affondato, eppure si è ripresentato nella partita, come le vele di un’imbarcazione spettrale compaiono, sinistre, tra le onde dell’oceano, nella notte senza luna di una qualche leggenda di marinai.

Lo spagnolo di Murcia è impressionante, fortissimo. Per la prima volta, il numero uno al mondo pare umano. Aveva la vittoria in pugno. Era a portata di mano ma, forse, stavolta non era a portata di nervi. E così non ha affondato il colpo di grazia che tutti si credeva avrebbe affondato. Cosa ha pensato Jannik - in quel frangente - lo sa solo Jannik. Probabilmente, nella sua testa, non si è nemmeno formato un ragionamento preciso. L’inconscio, però, potrebbe avergli scagliato nella mente l’immagine di ciò che stava per realizzare.

Ossia battere il giocatore più forte al mondo sulla terra, lo stesso giocatore che lo aveva superato 7-6 6-1 a Roma meno di un mese fa, conquistare il secondo major della stagione e tenere viva la possibilità di compiere il Grande Slam, lasciandosi peraltro alle spalle la superficie meno gradita. Il tutto, dopo i tre mesi di stop forzato, imposti dalla Wada. Pazzesco. È pazzesco anche come un obiettivo che è a un millimetro, se passa l’occasione, in un baleno possa schizzare a mille leghe marine di distanza. E tu annaspi, senza sapere né come né perché. L’altoatesino è stato gigantesco a non sparire dalla partita in quel momento. Quasi tutti l’avrebbero fatto.

A mente calda la sconfitta fa malissimo, frantuma il cuore. A mente fredda, invece, il pensiero può essere indirizzato verso pensieri più felici. Jannik, infatti, sta crescendo tantissimo sulla terra. Tanto da arrivare a tre maledettissimi match-point dal vincere il principale torneo del pianeta sul rosso, contro l’avversario più forte. Il gap Sinner-Alcaraz «on clay» pare essersi ridotto. Sul veloce è un’altra storia. Intanto - questo sì - i due stanno facendo il vuoto alle loro spalle. Allo stato attuale, forse escludendo Jack Draper, nessuno sembra nemmeno lontanamente alla loro altezza. Sono arrivati in finale lasciando agli avversari le briciole. La loro finale è stata, per certi versi, un inno al tennis. Sport che, insieme - sfidandosi - sembrano intenzionati a portare a nuove vette.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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