Insegnare e affascinare: suscitare l’incanto

L’affascinare è un verbo che un tempo conteneva significati negativi e pericolosi. La parola si confondeva con la seduzione e la manipolazione e sembrava alludere all’imbroglio. L’idea era che l’affascinato, catturato dal «maligno», fosse schiavizzato, privato di volontà e di autonomia. Invece il significato latino della parola sottolinea il fatto che affascinare vuol dire «legare» cioè avere la capacità di creare un «legame» tra chi parla e chi ascolta.
La fascinazione è un’emozione forte capace di catturarti, in senso positivo, perché ti fa sentire contento, o addirittura felice. Una specie di ebrezza che ti prende e ti tiene ma al contempo ti stimola ad approfondire, fa «innamorare» e produce una condizione mentale e psicologica che attiva all’istante il sistema limbico, la parte di cervello che regola le emozioni. Affascinare è così dotazione preziosa per chi insegna perché mobilita la curiosità e il desiderio degli allievi e li spinge a proseguire sul territorio sconosciuto delle cose nuove da approfondire. E non è il semplice provare interesse, ma una dimensione intensa e uno stato totale di coinvolgimento che somiglia molto all’innamoramento.
Alcuni studiosi sostengono che è l’emozione estetica per eccellenza, quella dei sensi (la vista e l’udito) che stimolano il cervello e fanno provare piacere e desiderio di conoscere e approfondire tutto ciò che dà soddisfazione. Una decina di anni fa, uscì in libreria un libro di neanche 90 pagine del fisico Carlo Rovelli (Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi). Nella presentazione della quarta di copertina diceva: «…sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato». Quello era già il fascino che le parole del fisico suscitavano incantando il lettore e lasciandogli dentro il desiderio di scoprire con la lettura, la bellezza del mondo.
Da quel momento Rovelli divenne uno dei comunicatori che più incantano. Di certo il confine tra fascino e seduzione può essere sottile, ma la differenza sta che l’intenzione di chi affascina che non è malevola perché non ti vuol manipolare. Affascinare non è ingannare ma piuttosto un sapere comunicare, che prima di tutto è saper ascoltare l’altro e sapersi sintonizzare sulle sue frequenze emotive. Insegnare è proprio questo, è il fascino che ti stimola ed è l’incanto che si crea mentre comunichi e «trasmetti» cultura, citi esperienze, proponi prospettive e lasci «sguardi» che volgono al futuro. E l’affascinare, come dice ancora Rovelli, è il non annoiare che vuol dire cambiare registro comunicativo, rinnovare il linguaggio, aggiornarlo di continuo e avvicinarsi a quello di chi ascolta e a cui si insegna. Il fascino sta nel trovare nuove modalità di coinvolgimento, come raccontare a un bambino la stessa favola millenaria ma sempre con nuove intonazioni e rinnovate espressioni del viso.
Giuseppe Maiolo - Psicoanalista Università di Trento (www.iovivobene.it)
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