Innovazione e dimensioni, sfide che non possiamo più rinviare

Dall’analisi dei bilanci di oltre mille società bresciane, realizzata insieme al Giornale di Brescia e presentata martedì sera al Teatro Grande, emerge una provincia che nel 2024 ha ulteriormente peggiorato, seppur in misura contenuta, la sua situazione reddituale, con particolare riguardo alla gestione caratteristica. Le stesse imprese hanno invece confermato la loro solidità, con un buon livello di patrimonializzazione, con l’unica eccezione della sostenibilità del debito, che per ora assume valori che destano solo una limitata preoccupazione.
In questi ultimi mesi la discussione si è concentrata sui dazi e sugli effetti prodotti sull’economia italiana e internazionale. Tuttavia, i dazi sono un problema ma non il problema: sono piombati sulla nostra economia come molte altre situazioni in passato e nel presente (ad esempio il Covid) e che ci attenderanno in futuro. È una condizione di discontinuità che non deve far perdere di vista alcune problematiche chiave, tra cui la modesta produttività e la perdita di competitività, che non si risolvono con i sussidi ma con azioni finalizzate a definire le priorità. I dazi possono rendere evidenti problemi esistenti da tempo ma non affrontati in modo adeguato, come ad esempio quello della concentrazione delle esportazioni sopra discusso.
Come affrontare il futuro
Bisognava proprio aspettare i dazi per ricordarsi che la differenziazione geografica (ma anche quella merceologica) è fondamentale in un mondo dove i cambiamenti geopolitici stanno diventando sempre più frequenti e rilevanti? Se il valore aggiunto dei miei prodotti è basso, i dazi sono una mannaia diretta (se esporto) e indiretta, perché arriveranno beni molto competitivi da altri Paesi che hanno lo stesso problema e cercano collocazione in mercati alternativi. Dobbiamo allora chiederci: quali sono le caratteristiche che le imprese dovrebbero possedere per affrontare il futuro? La risposta è ampiamente nota ma il tempo sta per scadere: capitale umano, innovazione, dimensione, sostenibilità sono parole che pronunciamo ogni giorno, forse non sempre in modo appropriato, ma che devono diventare oggetto di azione immediata con visione non di breve periodo ma strategica.
Peraltro, non sono solo le imprese a doversi strutturare ma anche il territorio nel quale sono collocate. Pensiamo all’innovazione: dobbiamo agire, ora che c’è un progetto finalmente condiviso è necessario renderlo operativo senza ulteriore dannoso ritardo.
Dimesione, fattore fondamentale
Per dare risposte concrete, in prospettiva servono risorse umane e finanziarie: la dimensione sta diventando un fattore fondamentale di svolta. Le imprese devono crescere, diventare almeno medie, per cercare di avere una massa critica che permetta loro di competere anche fuori dai confini nazionali. Non è più sufficiente l’idea illuminante di un imprenditore ma è necessaria una organizzazione strutturata che la possa sviluppare. Aumentare la dimensione permette anche di mantenere alcune proprietà in Italia: ogni acquisizione straniera, soprattutto in realtà di dimensioni contenute, comporta l’esportazione, qui senza dazi, di know-how, di esperienza, di cultura.
Un’altra condizione fondamentale è il fattore umano, soprattutto i giovani: si assiste a una loro significativa fuga all’estero, tra cui molti laureati. Questo di per sé non sarebbe un problema, perché le esperienze all’estero sono indispensabili, se non fosse che in moltissimi casi non ritornano, e noi non siamo in grado di attirare giovani dall’estero se non in misura molto limitata. Perché? Bassi stipendi, concezione del lavoro non valorizzata, percorsi di carriera non ben definiti ma, soprattutto, dimensioni contenute delle imprese e si torna al punto di partenza: chi va all’estero difficilmente finirà in una piccola impresa, salvo che sia una start-up o parte di un gruppo più grande.
Questo è il cuore della questione: a Brescia i laureati sono pochissimi, il calo demografico tenderà a ridurli ulteriormente, e le sfide che abbiamo considerato richiedono personale sempre più qualificato che numericamente sarà sempre meno. È necessario muoversi subito per non annoverare questo tema tra quelli critici del futuro: «ogni giorno piantiamo semi che un giorno chiameremo destino». Se perdiamo i giovani e restiamo piccoli, i dazi sono davvero l’ultimo dei problemi.
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