Le cronache ci avvertono: sarà una campagna elettorale lunga, senza esclusione di colpi reciprocamente delegittimanti, dove l’altro viene indicato come il nemico pubblico da abbattere. Intrecciata con un disagio sociale presente, che non si farà mancare gli episodi di accecata violenza per veicolare le proprie pretese come riscrittura di un più equo stato sociale. Le diversità profonde in politica estera scandiranno le prese di posizione sulle piazze, nelle Istituzioni locali, in Parlamento. Insomma i prossimi saranno mesi nei quali la pace invocata si strutturerà essa stessa come terreno di guerriglia senza tregua.
Una miscellanea esplosiva, perché ricerca ogni giorno un di più di contenzioso quale carburante che la alimenta. Senza sapere dove si andrà a parare. Con il primato della volontà di azzoppare l’altro, anche a costo – o forse proprio con l’obiettivo – di scassare il sistema democratico di rappresentanza fin qui operante e considerato superato. Non si dica che è un ragionamento pessimistico, in realtà è proprio la democrazia che viene messa sulla graticola. Da chi vuole un potere concentrato nelle mani di un regime autoritario e da quanti vi contrappongono un caos anarchico a tutto tondo.



