Iniziano due anni di campagna elettorale delegittimante

Le diversità profonde in politica estera scandiranno le prese di posizione sulle piazze, nelle Istituzioni locali, in Parlamento
L'emiciclo di Montecitorio dove siedono i deputati - Foto Ansa/Ufficio stampa Camera © www.giornaledibrescia.it
L'emiciclo di Montecitorio dove siedono i deputati - Foto Ansa/Ufficio stampa Camera © www.giornaledibrescia.it
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Le cronache ci avvertono: sarà una campagna elettorale lunga, senza esclusione di colpi reciprocamente delegittimanti, dove l’altro viene indicato come il nemico pubblico da abbattere. Intrecciata con un disagio sociale presente, che non si farà mancare gli episodi di accecata violenza per veicolare le proprie pretese come riscrittura di un più equo stato sociale. Le diversità profonde in politica estera scandiranno le prese di posizione sulle piazze, nelle Istituzioni locali, in Parlamento. Insomma i prossimi saranno mesi nei quali la pace invocata si strutturerà essa stessa come terreno di guerriglia senza tregua.

Una miscellanea esplosiva, perché ricerca ogni giorno un di più di contenzioso quale carburante che la alimenta. Senza sapere dove si andrà a parare. Con il primato della volontà di azzoppare l’altro, anche a costo – o forse proprio con l’obiettivo – di scassare il sistema democratico di rappresentanza fin qui operante e considerato superato. Non si dica che è un ragionamento pessimistico, in realtà è proprio la democrazia che viene messa sulla graticola. Da chi vuole un potere concentrato nelle mani di un regime autoritario e da quanti vi contrappongono un caos anarchico a tutto tondo.

In mezzo la massa di quanti vorrebbero sostituire i ponti alle barricate, senza individuare i gonfalonieri di una tale aspirazione e quindi in preda al disorientamento. Magari soggiogati dalla fuga nel rifugio del non voto, che lascia a minoranze agguerrite il potere delle scelte e a chi vi ricorre l’illusione di non avere responsabilità.

Una manifestazione ProPal a Taranto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una manifestazione ProPal a Taranto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il prezzo della democrazia viene ancora accettato come un tributo di garanzia? Mentre si mette a fiamme e fuoco la sua legittimità come ordine sovrano, che impedisce il prevalere di una guerra continua tra bande rivali, che fanno della sopraffazione il metro di misura dei ruoli assegnati? Si è ripetuto, per decenni, che la democrazia non viene conquistata una volta per sempre. Così il sistema delle libertà individuali e comunitarie.

Oggi siamo al tempo, che ha i contorni di una lunga stagione in balia dei venti, delle verifiche non più eludibili. O si elabora una pacificazione consensuale, fondata su una costruzione condivisa delle stanze di compensazione del vivere civile, oppure si ara un territorio che prevede solo vincitori. Non accettano prigionieri, comunque da parzialmente risarcire. Piuttosto servitori ossequienti dell’ordine imposto.

Dal dopoguerra la democrazia ha attraversato passaggi complessi, che hanno comportato scelte non indolori. Ciò che caratterizza l’oggi è che il rimescolamento è planetario: non c’è qualcosa di fermo che faccia da riferimento. Se non, appunto, il cambiamento. Poi c’è il fatto che l’oggi, comunque, ci appartiene: quanto facciamo, o non ci carichiamo sulle spalle, convinti di procedere così più spediti, è affare nostro. Non consegnato ai libri di storia, che pure non va ignorata ma conosciuta come maestra di vita. Inserito nell’attualità, che ci interroga senza sconti.

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