Opinioni

Quell’«incantesimo» animato che racconta al meglio la genitorialità

Il film si intitola «Spellbound» e ha come protagonisti la principessa 15enne Ellian e i suoi genitori tramutati in enormi bestie
Spellbound (2024)
Spellbound (2024)
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Oggi vorrei semplicemente consigliare un film. Si intitola «Spellbound - L’incantesimo». Un film terapeutico.

Parlare di separazione, conflitti genitoriali e conseguenze sui figli è un tema sempre estremamente delicato. Sembra a volte più difficile affrontare il mutamento e la ricomposizione familiare conseguente ad una separazione che non ad un lutto. Nel lutto permangono sentimenti immutati, privi di delusione, anche se annientati dal dolore di una perdita senza scampo.

Nella separazione occorre dare nuovi nomi alle cose e alle persone: ritrovarsi, riconoscersi, guardarsi come estranei. La coppia torna alla fase prematrimoniale, allo status di single, ma al contempo deve continuare ad occuparsi dei figli, che da quella relazione sono nati creando nuovi equilibri. La famiglia, inevitabilmente, si trasforma.

Agli occhi di tutti, soprattutto dei figli, tutto sembra finito sotto un enorme, feroce, incantesimo. Ed è quello che «Spellbound», con grande maestria in forma di favola musicata e con un uso sapiente delle metafore, ci racconta: «il conflitto genitoriale visto dai figli. La mostrificazione scaturita dalla collisione, dalla sospensione del dialogo».

Protagonista del film Ellian, una principessa di 15 anni (doppiata in originale da Rachel Zegler) ed i suoi genitori mostri: il Re Solon (doppiato da Javier Bardem) e la dolce regina Ellsmere (doppiata da Nicole Kidman), tramutati in enormi bestie da tenere nascoste, se non in gabbia.

Sono ridotti così da un anno, dopo essere rientrati da un viaggio nella Foresta dell'Oscurità Eterna. Sono rabbiosi, instupiditi, non la riconoscono, non formulano pensieri, non parlano, grugniscono, sono violenti, devastanti, indifferenti.

Ellian li protegge, li ama, cerca di nasconderli agli abitanti del regno e tenta in ogni modo di farli tornare com’erano. Chiede aiuto a due Oracoli, del Sole e della Luna, che le rivelano che solo i genitori possono invertire l’incantesimo, tornando indietro nella Foresta dove tutto è accaduto per arrivare al Lago della Luce.

Ed è così che piano piano, durante il viaggio, riacquistano la capacità di parlare e fra mille peripezie tornano a riconoscere Ellian e riprendono la loro umanità. C’è tutto in questo film: genitori che litigano furiosamente, ripiegati su loro stessi perché non hanno il coraggio di lasciarsi, figli adolescenti invischiati in un clima di tensione tossico, calati in un ruolo genitoriale non dovuto. L’incantesimo che li trasforma è la conseguenza di una conflittualità elevata, precedente alla trasformazione, c’è la rabbia, anche quella di Ellian, almeno finché i genitori non riescono a trovare una nuova chiave comunicativa grazie ai due oracoli che, come mediatori familiari, li aiutano a ritrovare la Luce.

I registi, del resto, per raccontare questa favola si sono avvalsi della consulenza di uno psicologo e di un terapeuta familiare specializzato in divorzi. Il lieto fine? Ci sarà? Sì ma, vi lascio la sorpresa...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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