Immigrazione, andare oltre tabù e demagogia

Nei giorni scorsi i media hanno dedicato molta attenzione agli interventi che le Forze dell’ordine hanno riservato alla prevenzione degli atti violenti commessi da bande che imperversano in molte delle nostre città.
Spesso le gang di giovani che agiscono in modo violento sono composte da giovani definiti «extracomunitari». Allo stesso tempo quotidianamente, con minore interesse mediatico, possiamo osservare come giardini, strade e ponti vengano destinati a dormitori per decine e decine di altre persone le cui origini territoriali sono, ad evidenza, i continenti africano o asiatico. Intorno al tema immigrazione si sono giocate le ultime campagne elettorali ed in particolare l’argomento, spesso semplificato attraverso il concetto dell’invasione dal sud del mondo, ha avuto importanza determinante nei destini di queste competizioni.
Guardando i numeri, che da anni il Ministero degli Interni diffonde con regolarità sul numero di persone che via terra o per mare raggiungono il nostro Paese, appare evidente come in nessun caso la politica abbia affrontato in modo risoluto la questione. Molta demagogia, che può essere sinteticamente rappresentata attraverso slogan definiti a volte buonisti o in altre occasioni populisti, non abbia sortito alcun effetto né sul fronte del controllo dell’immigrazione né su quello della gestione delle centinaia di migliaia di persone che sono approdate nel nostro territorio. Il problema può essere affrontato attraverso stimoli di diversa natura.
È sicuramente difficile girarsi dall’altra parte leggendo di settimanali tragedie che vengono sintetizzate attraverso una lugubre contabilità di esseri umani, spesso bambini, la cui vita si è spenta nei nostri mari. Allo stesso tempo non si può rimanere indifferenti eticamente, moralmente, ma anche socialmente, nel verificare quante migliaia di persone vaghino quotidianamente nei nostri centri abitati o vengano impiegate per svolgere attività mal retribuite e spesso definite attraverso rapporti contrattuali illegali.
Un tema altrettanto importante è quello dell’ordine pubblico non perché siano solo gli immigrati a compiere atti illegali, ma perché spesso siano persone illegalmente approdate sulla penisola a macchiarsi di reati anche molto gravi. Gli ultimi due argomenti citati, lavoro mal retribuito o illegalmente gestito e reati di varia natura, portano ad evidenziare anche la componente economica che viene evidenziata dall’assoluta mancanza di gestione del fenomeno.
È innegabile, infatti, che anche la nostra economia viene negativamente influenzata da fenomeni illegali diversi e dallo sfruttamento di personale in vari settori. Va anche sottolineato come, nel frattempo il fenomeno sempre più consistente di arrivi di persone, in prevalenza, ma non soltanto dal sud del mondo (negli anni abbiamo avuto immigrazioni importanti ad esempio dall’Albania, dalla Romania e ultimamente dall’Ucraina e dai Paesi a questa limitrofi), stia contribuendo alla crescita del nostro Paese sia attraverso le opportunità culturali e sociali che queste immigrazioni hanno generato, sia, soprattutto, per l’apporto diretto che centinaia di migliaia di persone danno al nostro sistema economico e alla comunità in cui vivono. Sempre da questo punto di vista va anche ricordato che in questo momento 800mila giovani, più del 10% della popolazione degli studenti nelle nostre scuole, è figlia di immigrati quasi sempre nati in Italia (il 66,7%), culturalmente cresciuti da italiani che rimangono emarginati come cittadini almeno fino a quando qualcuno di loro non ci offre la possibilità di competere per qualche medaglia in vari sport e per giocare nelle varie nazionali azzurre.
L’Italia, da anni, vede una riduzione sistematica di nascite, solo parzialmente mitigata dalla presenza di famiglie di provenienza extracomunitarie, senza queste nascite il tasso di natalità sarebbe drammaticamente ancora più negativo. Questi nati, se messi nelle condizioni di mettere a terra le loro competenze, le loro capacità, i loro talenti, saranno importanti per il futuro del Paese e, perché no, per contribuire a pagare le pensioni, la sanità e i servizi di tutti noi. Malgrado ciò il tema della gestione a tutto tondo dell’immigrazione rimane, nella sostanza, un tabù. Lo è da tutti i punti di vista, ad iniziare da quello dell’applicazione delle norme che, invece di essere strumento di gestione sono inapplicate laddove, ad esempio, bande di giovani manifestano la propria violenza venendo per settimane, o addirittura per mesi, impunemente lasciate a scorrazzare per le nostre città.
Da questo punto di vista lo è anche quando fingiamo di ignorare i dormitori a cielo aperto che incontriamo nei nostri cammini quotidiani. Evocando lo spirito dei padri costituenti, il cui mix tra volontà normativa, etica, spirito sociale e senso civico, ci ha permesso di dare vita a una delle Costituzioni più potenti e valide dei Paesi a forma istituzionale democratica, dovrebbe ormai essere chiaro che solo un atto di volontà che accantoni populismi, buonismi e slogan, portando tutte le forze politiche a lavorare in un progetto comune, potrà portarci a una gestione vera, efficace e socialmente coerente con i nostri principi morali e civili. Girare la testa dall’altra parte o evocare comportamenti difficilmente adeguati alla nostra storia di civiltà evoluta non può più essere la strada da perseguire. Serve un grande sforzo comune che scalfisca demagogie e egoismi di parte per superare una situazione che ormai è chiaramente sfuggita di mano.
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