A Elon Musk i sondaggi sulla sua X piacciono molto, si sa. Come pure la (finta) disintermediazione che, nel caso dei social e dei loro proprietari, si risolve tipicamente in un neoplebiscitario «appello al popolo» (del web). Il 4 luglio scorso il tycoon ha rivolto agli utenti della piattaforma questo (assai orientato) quesito: «Il giorno dell’Indipendenza è il momento migliore per chiedervi se volete essere indipendenti da questo sistema bipartitico (alcuni direbbero monopartitico)!». Risultato (stando ai dati forniti): 65% dei votanti favorevole, 35% contrario.
E, così, il patron (anche) di SpaceX e Tesla ha ufficialmente annunciato nelle scorse ore la nascita del suo «partito-algoritmo», l’America Party. Ha preso dunque forma quello che potremmo chiamare «il senso di Musk per il partito» che, in effetti, sin dall’inizio non aveva dato l’impressione di esaurirsi in una pura provocazione o boutade. Il tecno-feudatario e uomo più ricco del mondo ha deciso di rompere gli indugi sotto le sembianze dell’«algoritmo politico-ideologico».




