Il duello Sunak-Starmer non cambia gli equilibri

È dall’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, dal primo dibattito via etere tra John Kennedy e Richard Nixon, che i dibattiti televisivi tra i candidati di punta dei vari partiti sono un momento centrale nelle campagne elettorali, mostrando ai cittadini le caratteristiche dei candidati e, come ovvio, dei loro programmi. Anche in Italia, in passato, si ebbero eventi simili: tra questi, famosi furono i confronti tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi in occasione delle elezioni del 1996.
Il 25 giugno scorso è andato in onda sulla BBC l’ultimo dibattito prima delle elezioni di giovedì 4 luglio tra il Primo Ministro britannico uscente, il conservatore Rishi Sunak, e lo sfidante principale, il laburista Keir Starmer. I due si sono così scontrati su problematiche di grande importanza per una popolazione britannica sfibrata da anni di difficoltà politiche ed economiche, quali tasse, immigrazione, politiche genere e Brexit.

Sunak ha più volte accusato l’avversario di pianificare aumenti delle tasse e di non avere alcun piano per affrontare l’immigrazione clandestina. In particolare, ha marcato come i progetti laburisti per la decarbonizzazione dell’economia costerebbero centinaia di miliardi di sterline a carico dei contribuenti; e ha suggerito che un futuro governo di sinistra alzerà le tasse sulle pensioni. Starmer ha replicato che il leader conservatore (che non controllerebbe il suo stesso partito, come provano le scommesse di alcuni suoi membri su tempi e risultati delle elezioni) persiste a fare promesse fiscali non finanziate al solo scopo di ingraziarsi l’elettorato; e di essere «out of touch» con gli elettori, perché parte di un ceto sociale elevato, incapace di comprendere le necessità e i bisogni del ceto borghese o dei lavoratori.
Riguardo l’emigrazione, sembra che Sunak sia stato più convincente dell’avversario laburista, avendo dimostrato come l’arrivo di clandestini sul territorio britannico possa essere contrastato solo con l’uso della forza. Dal canto suo, Starmer ha ottenuto maggiori consensi nelle domande riguardanti i diritti delle donne e le politiche di gender. In riferimento alla Brexit e ai modi con cui migliorare gli scambi con l’Unione Europea, Sunak ha dato l’impressione di voler ottenere un altro accordo commerciale che consenta la libera circolazione dei beni verso di essa, mentre Starmer ha dichiarato di non voler riportare il paese nella Ue, di non voler cercare accordi che favoriscano nuovi legami con il mercato unico o l’unione doganale, e di non voler accettare la libertà di movimento di beni e persone.
Se i tory tra il 18 maggio e il 25 giugno hanno continuato a galleggiare tra il 18 e il 20% dei consensi presso il potenziale elettorato nazionale, i laburisti nello stesso arco di tempo sono passati dal 48% al 36% nel gradimento dei cittadini. Chi tutto sommato sembra aver guadagnato presso gli elettori sono i liberal-democratici (passati dal 9 al 15%) e il partito di Farage, il Reform UK Party (passato dal 11 al 17% dei possibili voti).
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