I giovani tornano ai campi: un fenomeno anche bresciano

Un tema emergente degli ultimi anni è il ritorno dei giovani all’agricoltura, una tendenza che riguarda da vicino anche la provincia di Brescia che si colloca al primo posto in Lombardia (e ai primi in Italia) per numero di imprese agricole e per valore generato dalla produzione agroalimentare Dop.
Dopo l’inurbamento e il parziale abbandono delle campagne verificatosi negli anni del boom economico e dopo l’ambivalente ripresa degli ultimi decenni del Novecento dovuta a dinamiche discontinue e non sempre convergenti, si sta assistendo all’emergere di un nuovo ruralismo che attira i giovani. Esso va di pari passo, talvolta con la sperimentazione (non senza note romantiche) di nuove forme comunitarie ed economiche in aperta rottura con l’agricoltura intensiva, altre volte con un nuovo modo di guardare al mercato e di valorizzare le opportunità offerte dalle politiche nazionali ed europee volte alla riqualificazione del settore.
In Italia, dall’inizio degli anni Duemila, il mondo agricolo nel suo complesso ha saputo riguadagnare e mantenere una rilevanza economica e occupazionale attraverso la capacità delle aziende di rinnovarsi.
Gli ultimi dati dell’Osservatorio sul lavoro agricolo dell’Inps evidenziano la presenza di 168mila aziende agricole (in calo dell’1,1 per cento tra il 2023 e il 2024 ma in aumento in quanto a superficie agricola media) e di oltre 1 milione di addetti. Pur rilevando l’incremento dell’età media dei lavoratori, che si attesta a 54,4 anni, si nota che il 22,3 per cento di loro ha meno di 30 anni.
Inoltre, il 30,2 per cento degli occupati è costituito da donne. La presenza di giovani (in controtendenza rispetto ai vuoti che si registrano in altri settori) si collega alla crescente attenzione verso i temi della sostenibilità e all’offerta di nuovi e più ampi servizi che valorizzano le produzioni alimentari tipiche, creando le condizioni per l’immediato contatto esperienziale dei clienti con l’ambiente e con i luoghi di produzione.
Da non dimenticare è poi la svolta sul piano delle tecnologie 4.0 e su quello della comunicazione che insieme stanno aprendo nuove opportunità per l’ingaggio di giovani professionisti ma anche per l’avvio ex novo di attività imprenditoriali o per il rilancio di quelle esistenti. Secondo il Rapporto della Rete Rurale Nazionale sono circa 50mila le aziende agricole italiane che hanno un titolare di età inferiore ai 35 anni (il 7,5 per cento del totale), tanto da poter affermare che il settore mantiene un “buon potere di attrazione di giovani leve”.
Un rilevante fattore che sta favorendo il riavvicinamento dei giovani è l’interesse dei turisti nazionali e internazionali per le aree rurali italiane, intese come luogo di autenticità esperienziale. Tendenza che si connette alla diffusione di attività ricettive e ristorative che costituiscono nuove opportunità occupazionali. Si tratta dunque di un ritorno dei giovani che da un lato rimanda a una nuova idea di ruralità e che dall’altro (come osserva nelle sue recenti ricerche l’antropologo Michele Fontefrancesco) si basa su delle concrete scelte imprenditoriali che raccolgono il testimone di precedenti esperienze per rinnovarle sul piano tecnologico, organizzativo e della comunicazione, e che costituiscono anche delle risposte all’esigenza di una progettualità lavorativa stabile, di lunga durata e sostenibile.
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