Opinioni

Harris e la straordinaria normalità della sua storia

Ogni quattro anni il Paese si guarda allo specchio e decide in quali fattezze e in quale storia immedesimarsi: Le vicende, anche personali, di Kamala e del suo vice Tim Walz potrebbero intercettare un gran numero di elettori
Mario Del Pero

Mario Del Pero

Editorialista

Kamala Harris ha chiuso a Chicago la convention democratica - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Kamala Harris ha chiuso a Chicago la convention democratica - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

È stato un discorso preciso, diligente e, nelle intenzioni, «presidenziale» quello con cui Kamala Harris ha accettato la nomination e chiuso i quattro giorni della convention democratica di Chicago. Meno lirico e trascinante di molti di quelli ascoltati nei giorni scorsi. Forse perché Harris non è oratrice abile quanto altri leader democratici che l’hanno preceduta.

Forse perché questo le si chiedeva: di definirsi e presentarsi a un Paese che ancora la conosce poco; e di mostrare perché può credibilmente chiedere di essere la prossima leader della principale potenza mondiale. Nel farlo, Harris non ha lesinato momenti di forte patriottismo: celebrazioni dell’eccezionalità di un Paese validata proprio dalla sua di parabola - figlia d’immigrati, ben presto separati, espressione di una middle class di certo non privilegiata - così come da quella del suo vice Tim Walz.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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