Guinea Bissau, il potere militare contro la volontà popolare

Otto giorni dopo quel «Sono stato deposto» che il presidente della Guinea Bissau, Umaro Sissoco Embaló, ha annunciato con una telefonata a France24, la Giunta militare che ha preso il potere, ha istituito un Consiglio nazionale di transizione (Cnt), che dovrebbe durare un anno.
A capo del Cnt il generale capo di stato maggiore dell’esercito, Horta N’Tam. Poiché il golpe era stato ammantato da tante perplessità, l’Alto Comando Militare per il Ripristino dell’Ordine, che è il nome del gruppo di golpisti, ha inteso spiegare le proprie motivazioni.
Stante la situazione politica «grave» a causa delle tensioni post elettorali, per contenere il rischio di una «guerra civile etnica», l’esercito ha scelto di agire e cambiare «l’ordine costituzionale con la forza». Non va dimenticato che la guerra civile del 1998-1999, costata la vita a centinaia di persone, era scoppiata proprio a seguito di un tentato colpo di stato.
Facciamo un passo indietro. Il 26 novembre un gruppo di militari aveva preso il potere, in risposta – avevano dichiarato – a un non ben precisato piano di destabilizzazione del Paese da parte di soggetti legati al narcotraffico. Di certo in questo c’è che effettivamente la Guinea Bissau, che si affaccia sull’Atlantico, è ponte tra l’America Latina e l’Europa per il traffico di droga, così come riconosciuto anche dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine.
Ma la coalizione della società civile (Fronte Popolare), le opposizioni e anche il primo ministro senegalese Ousmane Sonko e l’ex presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, avevano fin da subito messo in dubbio la veridicità del colpo di stato, attribuendolo allo stesso presidente. D’altra parte Embaló non è nuovo a questo genere di vicende.
Già nel 2023, infatti, era stato accusato di aver orchestrato un finto colpo di stato. In quell’occasione, aveva sciolto il parlamento all’epoca controllato dall’opposizione, riuscendo così a posticipare di un anno le elezioni presidenziali e nel frattempo ha governato per decreto.
Guinea-Bissau's ousted President, has fled to Senegal along with his family, after his release from detention.
— Africa Facts Zone (@AfricaFactsZone) November 28, 2025
ECOWAS has suspended Guinea-Bissau after the military coup. pic.twitter.com/bQXFqC2Xgp
Così, invece che a novembre 2024, le presidenziali si sono tenute quest’anno, il 23 novembre. Candidato dell’opposizione Fernando Dias da Costa, 47 anni, del Partito per il Rinnovamento Sociale, sostenuto dall’ex primo ministro Domingos Pereira, che avrebbe dovuto candidarsi per il principale partito di opposizione, il Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), ma era stato squalificato per aver presentato i documenti in ritardo.
Sia Embaló che Dias da Costa si erano auto-dichiarati vincitori senza aspettare i risultati elettorali previsti per il 27. Ma nel golpe i militari hanno anche distrutto schede elettorali, computer e server. Per questo, su Facebook, il PAIGC aveva affermato che l’intervento militare era un tentativo di impedire all’autorità elettorale di proclamare la sconfitta di Embaló. Secondo il gruppo, il presidente deposto aveva intenzione di nominare un nuovo presidente e un nuovo primo ministro ad interim, per poi indire nuove elezioni alle quali intendeva ricandidarsi.
Ad avallare quanto dichiarato dal PAIGC arriva la testimonianza di un «guineiano di alto profilo», raccolta dai colleghi di Africa Rivista. Nonostante le accuse di frode, il popolo aveva accettato l’esito delle elezioni del 2019 che portarono Embaló alla presidenza.
MILITARY COUP: Soldiers in Guinea-Bissau seize full control of the country and reportedly detain the president.
— Linda Ikeji Blog (@lindaikeji) November 26, 2025
Full statement: ⬇️ pic.twitter.com/I2cC7ceWsr
Adesso invece la volontà di cambiare era tale che – dice la fonte –: «La gente ha dormito ai seggi per controllare». Le elezioni si sono svolte in modo regolare, con un’affluenza superiore al 65% su circa 960mila aventi diritto al voto, e probabilmente ha indicato l’alternanza.
Ma c’è un altro particolare. Mentre la Giunta al potere ha dichiarato che, a causa delle distruzioni dei pc, non è più possibile recuperare gli esiti elettorali, la fonte ad Africa Rivista ha fornito un’altra versione: «La comunità internazionale aveva stabilito che alle 18:00, dopo la chiusura dei seggi, tutti gli «atti» (i verbali firmati) venissero inviati via internet. Quindi le copie esistono, ci sono tutte».
Vedremo come si potrà uscire dalla crisi, tenendo conto che la Guinea Bissau si caratterizza per la debolezza delle Istituzioni, dimostrata dal fatto che, da quando nel 1974 ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo, ha registrato almeno nove colpi di stato.
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