Un altro tentativo di attentato a Trump. Un’altra possibile tragedia sfiorata. La violenza irrompe nuovamente nella campagna elettorale statunitense. Una violenza di matrice politica che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi 10-15 anni, in parallelo con la polarizzazione e l’imbarbarimento del confronto politico e del discorso pubblico.
Bisogna ovviamente essere molto cauti nell’individuare rigidi nessi causali tra l’asprezza della contrapposizione politica e la sua deriva violenta. Non si può però non essere colpiti dai dati che annualmente l’Fbi produce sul terrorismo interno. Dati, questi, che mostrano appunto un aumento significativo degli atti di violenza politica. In conseguenza del malessere di una parte del paese, della crescente delegittimazione della politica e delle stesse istituzioni, del riaffiorare di tensioni razziali dalle matrici profonde e, infine, di una contrapposizione nella quale democratici e repubblicani tendono sempre più a rappresentare gli uni gli altri non come normali avversari politici, ma come nemici assoluti ed esistenziali, il cui accesso al potere va bloccato a ogni costo.




