Opinioni

Giro d'Italia: tanti cacciatori di tappe sono uno svantaggio per i leader

Con 5000 m di dislivello in meno e tanti cacciatori di tappe, tra cui Scaroni e Tonelli, la corsa rosa sarà movimentata
Beppe Martinelli

Beppe Martinelli

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La vittoria di tappa di Christian Scaroni lo scorso anno
La vittoria di tappa di Christian Scaroni lo scorso anno

Mai come quest’anno ci sono squadre senza un leader designato per la classifica generale ma al contempo con due tre corridori per team in grado di puntare ad una vittoria di tappa.

Sarà forse perché c’è un unico grande favorito e senza la speranza di poter vincere un Giro molti team hanno preferito orientarsi verso la ricerca di successi di tappa. Per molte squadre curare un piazzamento nei primi dieci non rappresenta una prospettiva esaltante mentre una vittoria di tappa dà comunque maggiore visibilità.

Questo credo che alla lunga possa rappresentare uno svantaggio per lo stesso Vingegaard che forse pensava di controllare facilmente la corsa, ma probabilmente ne guadagnerà lo spettacolo perché avremo fughe frequenti e attacchi da lontano che potrebbero scompaginare i programmi di chi cura la classifica generale. Nella stessa Astana che ho diretto per anni mi ha un poco stupito l’assenza di Fortunato, ma il ragionamento che ha prevalso è quello di non curare un piazzamento nella generale ma piuttosto sparare le cartucce sulle singole tappe.

Fra i corridori candidati a questo ruolo c’è sicuramente il bresciano Scaroni che l’anno scorso si è imposto nella tappa di San Valentino/Brentonico. Lui ormai è stabilmente a ridosso della top ten mondiale come rendimento anche se finora mi sembra un gradino sotto rispetto al 2025. Mi auguro si sia solo risparmiato per sparare le migliori cartucce al Giro. Altro bresciano che può lasciare il segno è Tonelli. Quest’anno lo vedo un po’ più tranquillo, libero probabilmente di fare la sua corsa, ci auguriamo tutti che possa centrare la fuga buona.

Tornando al profilo del Giro va detto che è meno duro rispetto a quello degli ultimi anni: 5000 metri di dislivello in meno vogliono pur dire qualcosa. E’ comunque stato disegnato bene per offrire spettacolo e se possibile non essere subito monopolizzato dal danese. Che a mio parere ha già fissato i traguardi dove dare le prime botte: l’arrivo sul Blockhaus è certamente un primo tassello insieme alla crono in Versilia. Poi vedremo come saprà gestire la corsa: ma lui non è un cannibale alla Pogacar, da come l’ho sempre visto è un calcolatore e a mio parere saprà trovare per strada le alleanze giuste per portare la maglia rosa fino a Roma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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