Tappa assurda, ma alla fine pure bella. I corridori di testa finivano spesso a terra perché rischiavano troppo, mentre avrebbero dovuto essere più prudenti visto il vantaggio sugli inseguitori. Mi sarei invece aspettato più coraggio da altre squadre, ma nessuna ha fatto quello che doveva, hanno tutti preferito non rischiare.
Chi ha perso
L’unico davvero perdente di questa frazione è però Giulio Ciccone. Non doveva perdere la maglia rosa e a mio avviso gli errori sono stati due. Il primo è che avrebbe dovuto cercare alleati. Quando è passata a dargli man forte la Red Bull Bora Hansgrohe lo svantaggio è sceso a 1’40’’, 1’50’’.

A quel punto dovevano darsi da fare Ciccone in prima persona per andare a ricucire, invece ha aspettato troppo quando il vantaggio era ormai salito a 3’. Il secondo errore è più di gestione della squadra che è arrivata a questo Giro divisa su tre obiettivi: con Milan per le volate con due uomini a supporto, Ciccone battitore libero per le tappe, e Gee per la classifica generale con al massimo un uono di supporto. Ma queste scelte sono il frutto della necessità di vincere qualcosa dopo un inizio stagione disastroso.
Il bresciano
Scaroni? Bravo ad entrare nella fuga anche se ho l’impressione che non sia ancora a livello dello scorso anno. Diamoli tempo. Al Block Haus può sperare di indossare la maglia rosa.




