Sono un po’ deluso dalla giornata. Onore al merito del vincitore Sepp Kuss che è un ottimo corridore, ma la tappa regina del Giro d’Italia doveva vincerla il suo capitano Vingegaard. Noi al Giro siamo contenti che alla fine porti a casa la maglia rosa, ma dal mio punto di vista il danese non è il campione che pensano tutti.

Tocca ai capitani
Quando ero in ammiraglia ai miei corridori, dai Vincenzo Nibali a Marco Pantani queste tappe dovevano vincerle, o almeno si correva per quell’obiettivo. Ancor di più se hai la maglia rosa che devi legittimare. Invece Vingegaard mi dà sempre più l’impressione che voglia gestire gli sforzi al minimo perchè sta già pensando al Tour. Pogacar, tanto per dirla tutta, questa tappa non se la sarebbe fatta sfuggire.

Nervi a fior di pelle
Tappa che è invece sfuggita di mano a Giulio Ciccone che l’avrebbe sicuramente meritata per lo sforzo fatto, ma ha commesso un grave errore quando non è scattato sul Giau. Doveva arrivare ai piedi dell’ultima salita con almeno due minuti. Salita che conosco bene e non dà respiro. E poi è troppo nervoso in corsa perché non riesce a vincere.

La frazione dei verdetti
Nell’ultima tappa alpina invece ne vedremo delle belle. Le energie sono al lumicino, potrebbero esserci sconquassi. Speriamo che Piganzoli possa sfilare la maglia bianca al sempre sorprendente Eulalio.



