Meloni sfonda al centro, resta la sfida moderata

La premier, dopo tre anni di mandato, ha avuto la grande abilità politica di proporsi come punto di riferimento di coloro che si definiscono conservatori e moderati
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni
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A tre anni dal suo arrivo a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni sembra aver raggiunto l’obiettivo più importante del suo mandato da presidente del Consiglio, ma soprattutto da leader del centrodestra. La conquista simbolica del «popolo amico» del Meeting di Rimini ha una valenza ben maggiore degli applausi strappati ad un auditorium che nei giorni scorsi aveva tributato anche a Mario Draghi una standing ovation analoga. Questo perché l’ex presidente della Bce non ha necessità di costruirsi un consenso elettorale o conquistare nuove fasce della società che fino a qualche tempo fa erano lontane ideologicamente dalla premier.

Meloni, ottenuto l’appoggio di Cl, sta riuscendo a sfondare al centro. In fondo il suo vero obiettivo di questi anni a Chigi è stato quello di costruirsi un abito da politico conservatore, un mantello dalle tinte moderate con cui «coprire» anche Fratelli d’Italia, che in alcune sue conformazioni è invece espressione di una destra sovranista. Una destra che risulterebbe indigesta a quel soggetto quasi intangibile, ma oggi tornato tanto di moda, ovvero il ceto medio.

In una politica che ormai si identifica sempre più nei leader, Meloni sta provando a trascinare con sé un intero partito su posizioni più centriste. Potrebbe trattarsi di una semplice illusione ottica, appunto per effetto delle nuove dinamiche che caratterizzano la politica contemporanea in cui il consenso, anche di una forza politica, si costruisce attorno al suo leader. Dal discorso al Meeting è emersa tutta l’abilità meloniana di navigare sulla superficie del consenso ed eludere la prova dei fatti. Al netto dell’annuncio di un piano casa per giovani coppie (che tanto ricorda quello lanciato nel 2009 da Berlusconi allora premier e leader del Popolo delle Libertà), le riforme promesse – premierato e autonomia differenziata, a cui si potrebbe aggiungere una nuova legge elettorale – potrebbero non vedere davvero la luce.

  • Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli
    Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
  • Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli
    Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
  • Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli
    Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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    Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
  • Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli
    Giorgia Meloni alla 46esima edizione del Meeting per l'amicizia fra popoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

C’è spazio anche per le battaglie ideologiche che tuttavia suonano come successi anche se sono motivo di aspro confronto politico con le opposizioni: giustizia e immigrazione. Due temi affrontati con un approccio tipico della destra sovranista: uno scontro frontale con la magistratura, a cui viene riconosciuta la necessità di una maggiore indipendenza dalla politica ma che, al tempo stesso, accusa un’ingerenza crescente dell’esecutivo. Sui migranti il governo ha inseguito il modello britannico dei conservatori che anche nel Regno Unito è stato bocciato a tutti i livelli di giudizio; si tratta di un modello esclusivo che per aggirare la normativa europea vorrebbe parcheggiare i migranti irregolari in Paesi terzi (rispetto all’Unione).

Resta il fatto che ampie parti di quello che potremmo chiamare sommariamente centro sono alla disperata ricerca di un leader e Giorgia Meloni ha avuto la grande abilità politica, in questi anni, di proporsi come punto di riferimento, come terminale politico di gran parte di coloro che si definiscono moderati e conservatori. In Europa ha espresso una posizione critica che prende le mosse dalle recenti osservazioni di Draghi, ma che poi differisce nelle soluzioni. Perché se lui propone una maggiore integrazione, Meloni ipotizza il ritorno alla Comunità europea. A livello internazionale è solidamente atlantista, ma la sua postura trumpiana (pur gradita a gran parte dell’elettorato di destra) nei momenti più deliranti del presidente americano l’ha posta su di un terreno sicuramente scivoloso.

Resta tuttavia un ultimo, grande, ostacolo per poter realizzare il salto verso uno status di vero politico moderato: Meloni dovrebbe fare i conti con le radici fasciste del suo partito e della sua storia politica. Dalla fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia al definirsi finalmente antifascista. Un passaggio necessario per poter essere a tutti gli effetti una politica conservatrice. Se continuerà con abilità a navigare a caccia del consenso la sua evoluzione (e quella di FdI) resteranno un’illusione ottica e Meloni resterà in bilico tra un conservatorismo non autentico e la nostalgia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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