Europa tra guerra e pace: l’ora delle scelte politiche

Si tratta di un cambiamento epocale: riconvertire il nostro apparato industriale ad una economia di guerra che ci coinvolge direttamente, chiama in causa i fondamentali dello stato di diritto, riscrive le priorità del vivere civile e sociale. Non si tratta di una questione locale. La situazione è in movimento sull’intero pianeta.
La Russia vuole recuperare il suo profilo di potenza continentale e tenere in scacco il resto dell’Europa. Gli Stati Uniti muovere lo scacchiere mondiale che li aveva resi garanti, in nome dell’Occidente, degli equilibri siglati dagli accordi stipulati alla fine della grande guerra. Ora scelgono di mettere al primo punto i loro interessi attuali immediati, che reclamano profonde turbative intrecciate d’azione, a breve e lungo raggio, compreso il sistema di alleanze strategiche e momentanee. La Cina si inserisce nelle problematiche che attraversano Russia, Stati Uniti, Europa per fare emerge una sua posizione guida, che il suo status le consente di ambire.
La guerra, che tutti dicono di non volere ma di esservi trascinati dentro dalla forza dirompente delle scelte degli altri soggetti protagonisti, si propone con le sue peculiarità d’area. Per l’Europa la priorità discriminante è come dare soluzione all’invasione russa dell’Ucraina, senza lasciare acceso un falò permanente di conflitto, che incendi altri territori limitrofi. Inoltre è problematico parlare di Europa come di una entità univoca: ciascuna nazione porta avanti una sua visione. In Italia le scelte da attuare dividono maggioranza e opposizione, ma anche le forze interne, che danno vita ai diversi schieramenti. A partire dalle condizioni che rendono attuabili le elezioni e il referendum in Ucraina, caldeggiati da Trump come strumento essenziale per porre fine a quel conflitto. Con Putin che accetta una pace che sanzioni la sua vittoria totale.
La situazione politica italiana è incandescente. Il referendum giustizia viene strattonato perché condizioni i percorsi complessivi del governo Meloni, fino ad ipotizzare un calendario rivisitato delle elezioni politiche generali in ragione dell’esito che avrà. Lo scontro politica di destra centro e magistratura organizzata è quotidiano ed investe i diversi campi operativi. Le finanze pubbliche manifestano ricorrenti difficoltà. Come muoversi nel capitolo squadernato delle opzioni belliche?
Germania, Francia, Inghilterra ritengono di non potere restare inermi, in attesa che gli eventi, governati da altri, dettino le condizioni di decrescita. Il governo italiano, attraverso le presidente Giorgia Meloni, prova a non lasciare definitivamente stracciato il piano di rinnovata convergenza con gli Stati Uniti. Intanto i protocolli europei Draghi e Letta sono lì, sfornati e proposti, a individuare i possibili interventi che rendano l’Europa, davvero in sintonia programmatica, protagonista fin da oggi, per compartecipare alla scrittura del domani, che inesorabilmente avanza. Una capacità bellica che favorisca accordi di autentica pace è davvero percorribile? L’economia di guerra, di paesi come l’Italia che hanno vissuto nella pace, è possibile solo se è orientata a dare continuità, innovata, ad un tale progetto. Facile a dirsi, estremamente complicato a farsi.
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