Opinioni

La questione ucraina e l’estrema destra

Ogni accusa putiniana di «nazismo» è parziale e distorsiva, ma va impedito che il pantheon nazionale si restringa attorno alle figure più controverse del nazionalismo collaborazionista o autoritario
Giovanni Cadioli

Giovanni Cadioli

Editorialista

Volodymyr Zelensky, presidente dell'Ucraina - Foto Epa/Christine Olsson © www.giornaledibrescia.it
Volodymyr Zelensky, presidente dell'Ucraina - Foto Epa/Christine Olsson © www.giornaledibrescia.it

Gli ultimi giorni hanno riportato in primo piano una domanda che l’Ucraina in guerra non può eludere: quanto spazio può occupare l’estrema destra nella memoria nazionale di un paese che difende la propria indipendenza dall’aggressione russa?

Il 23 maggio, in piazza Maidan, una manifestazione dell’estrema destra contro la «minaccia migratoria» è stata accompagnata da saluti nazisti e grida di «Sieg Heil». Pochi giorni dopo, Kiev ha accolto con onori il rimpatrio e risepoltura della salma di Andriy Melnyk (e della moglie), figura del nazionalismo ucraino novecentesco legato alla collaborazione con la Germania nazista.

Questi gesti seguono la glorificazione di Stepan Bandera dal 2010 in poi. Bandera fu un simbolo della resistenza antisovietica, ma anche il riferimento di un nazionalismo autoritario e razzista, legato ai crimini della resistenza nazionalista ucraina durante la Seconda guerra mondiale. Quel movimento combatté i sovietici, collaborò anche con i nazisti, combatté i tedeschi solo in misura limitata e fu responsabile di pulizie etniche e omicidi di massa contro la popolazione polacca dell’attuale Ucraina occidentale.

Tragica ironia, quelle terre entrarono nello spazio politico ucraino grazie all’aggressione di Stalin alla Polonia nel 1939, compiuta accanto alla Germania di Hitler. Tutto questo, però, non giustifica le falsificazioni di Putin. Il Cremlino ha trasformato l’esistenza di frange ultranazionaliste ucraine in un’accusa totale: l’Ucraina come «Stato nazista», la sua società come complice, la sua indipendenza come errore storico. È propaganda – e ipocrisia. Putin ha fatto riseppellire con tutti gli onori diverse figure del nazionalismo russo, tra cui spicca Ivan Il’in, pensatore dell’emigrazione bianca, ammiratore del fascismo e teorico di uno Stato autoritario.

Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Alexander Kazakov © www.giornaledibrescia.it
Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Alexander Kazakov © www.giornaledibrescia.it

Lo cita e attorno al suo nome è nato un centro studi legato all’apparato politico russo. Sovranità come missione, unità nazionale contro il pluralismo, «mondo russo» come spazio imperiale da ricostituire con la forza: questo lessico è entrato nella politica statale russa più direttamente di quanto Melnyk o Bandera siano entrati in quella ucraina. E a questo lessico la Russia ha fatto seguire azioni concrete, nel segno dell’imperialismo.

Ogni accusa putiniana di «nazismo» è parziale e distorsiva. È vero per esempio che alcuni simboli dell’attuale Ucraina furono usati anche dai collaborazionisti della Germania nazista. Ma lo stesso vale per simboli della Russia contemporanea, impiegati dall’esercito collaborazionista di Andrej Vlasov.

In Ucraina l’estrema destra resta marginale sul piano elettorale e istituzionale. Ma marginale non significa irrilevante. La guerra crea terreno fertile per il nazionalismo estremo e la distorsione della storia. Proprio per questo la risepoltura di Melnyk apre un problema più ampio. La differenza con la Russia è decisiva. Putin ha imposto un credo nazionale obbligatorio, intriso di nazionalismo, revanscismo e imperialismo, zittendo altre tradizioni russe, dal liberalismo all’umanesimo sovietico, incarnato soprattutto da Gorbachëv, fino alle correnti democratiche e internazionaliste che hanno attraversato la storia russa.

Contestare apertamente la narrazione del Cremlino o la guerra che ne deriva comporta pene detentive draconiane. In Ucraina un monopolio simile non esiste. Ma va impedito che il pantheon nazionale si restringa attorno alle figure più controverse del nazionalismo collaborazionista o autoritario.

Anche l’Ucraina ha molte altre eredità a cui appellarsi: repubblicane, socialiste, liberali, agrarie, democratico-conservatrici, nazional-comuniste, e anche nazionaliste non riducibili al culto della forza. Può ricordare poeti, soldati, dissidenti e le molte componenti – non solo ucraine, ma anche russe, ebraiche, polacche, crimeo-tatare, greche, rom – di una nazione civica e plurale. La distorsione della memoria storica genera mostri, soprattutto mentre si combatte contro Putin, che ne ha fatto il fondamento di un’identità nazionale oscurantista che continua ad imporre alla Russia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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