In Toscana il centrosinistra parte davanti alla destra

Si tratta della quarta regione al voto, dopo Val d’Aosta, Marche e Calabria. Seguiranno, a fine novembre, le consultazioni dell’«election day» in Campania, Puglia e Veneto
I candidati in Toscana: Bundu, Tomasi e Giani
I candidati in Toscana: Bundu, Tomasi e Giani
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Oggi e domani la Toscana va alle urne per eleggere il presidente e rinnovare il Consiglio regionale. Si tratta della quarta regione al voto, dopo Val d’Aosta, Marche e Calabria. Seguiranno, a fine novembre, le consultazioni dell’«election day» in Campania, Puglia e Veneto. In Toscana parte favorito il centrosinistra, che governa da sempre la regione. Il governatore uscente Eugenio Giani, del Pd, ha spinto per ricandidarsi nonostante la non troppo velata opposizione di Schlein, la quale forse avrebbe voluto un esponente più vicino alla segreteria del partito.

Anche in questa regione si presenta il «campo largo», col M5s in coalizione (ma senza Azione di Calenda, come accade spesso). Va però sottolineato che Pd, sinistra e centristi di Italia viva e Più Europa hanno ottenuto sempre risultati superiori alla destra, persino nel difficile 2022, quando alle Politiche ebbero complessivamente un 44% che senza i voti di Azione (allora nel Terzo polo) si sarebbero potuti ridurre al 40-41%, contro il 38,6% di FdI, Lega, FI e Noi moderati.

In tutti i casi, la destra non ha mai avuto più del 40,6% delle Regionali del 2020 (alle Europee si è attestata sul 40,3%) mentre il solo centrosinistra (senza M5s) ha avuto il 47,1% alle scorse regionali (quando Giani ebbe il 48,6%, più dei partiti collegati) e (senza Azione) il 44,2% alle Europee. I pentastellati non sono molto forti nella regione: hanno avuto il 7% alle scorse Amministrative (2020), l’11,1% alle Politiche e l’8,2% alle Europee, cioè tutti risultati al di sotto della media nazionale; c’è però da dire che lo scarto fra voto «politico» e voto locale non è, in questa regione, molto significativo, quindi si ipotizza che il Cinquestelle toscano non sia propenso all’astensione selettiva come invece capita nel resto del Paese ai simpatizzanti del partito. Sulla carta, si parte da un teorico 54,1% delle scorse Regionali, da un 51-52% delle Politiche e dal 52,4% delle Europee, con un vantaggio sulla destra fra i dodici e i tredici punti percentuali.

Naturalmente questo enorme scarto è ora di nuovo alla prova delle urne, in questa regione dove – a differenza della Calabria e delle Marche – la coalizione Meloni parte invece – anche qui, teoricamente – decisamente sfavorita.

La chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Toscana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Toscana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il primo partito della regione è di gran lunga il Pd (34,7% alle Regionali, 26,4% alle Politiche, 31,9% alle Europee) seguito alle scorse Regionali dalla Lega (21,8%, poi scesa al 6,6% alle Politiche e al 6,2% alle Europee) e, dalle Politiche in poi, da Fratelli d’Italia (dopo il 13,5% delle Regionali, 26% nel 2022 e 27,4% nel 2024). I centristi di centrosinistra viaggiano fra il 5 e il 9%, anche in ragione del fatto che Renzi – leader di Italia viva – è toscano. La sinistra (AVS) sta fra il 4,6% delle scorse regionali e il 7,5% delle Europee.

A destra, Forza Italia ha coronato nel 2024 una lunga rincorsa per acciuffare il secondo posto fra i partiti della coalizione, superando la Lega sul filo di lana (6,3% contro 6,2%; gli azzurri avevano avuto il 4,3% alle Regionali e il 5,6% alle Politiche). Va notato inoltre che le liste «del presidente» non hanno grande seguito, in regione, anche qui marcando una differenza col resto del Paese: nel 2020 quelle di centrosinistra ebbero il 3,3%, mentre nel centrodestra si arrivò appena all’1%. La legge elettorale prevede un eventuale doppio turno, se nessun candidato supera il 40%, ma finora non c’è mai stato bisogno del ballottaggio. In quanto all’astensione, la Toscana è abituata a votare di più rispetto alla media nazionale: l’affluenza è stata del 62,6% alle Regionali 2020, del 69,7% alle Politiche, del 59,1% alle Europee. Segno che l’equazione «alta affluenza uguale gara aperta, incerta e combattuta» non è sempre valida, o non lo è almeno in Toscana.

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