Nelle Marche sfuma il sogno del campo largo

La vittoria di Acquaroli è importante per Giorgia Meloni: impedisce al «campo largo» di prendere slancio e rafforza in un certo modo il Governo
Francesco Acquaroli è stato riconfermato presidente delle Marche - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Francesco Acquaroli è stato riconfermato presidente delle Marche - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Le elezioni nelle Marche hanno distrutto le speranze del «campo largo» di giocarsi la presidenza della Regione sul filo di lana. La sconfitta è stata pesante, non tanto in alcune province di destra (a Macerata Acquaroli ha avuto il 57,9% e FdI il 29,1%; a Fermo ha ottenuto il 60,5% con FdI al 23% e la lista civica della coalizione al 16,6%; ad Ascoli il presidente uscente e rientrante ha conseguito il 52,6% dei voti mentre FdI è arrivata al 33,2%) quanto a Pesaro-Urbino, che (pur se spesso in media col voto regionale complessivo) aveva però manifestato nel recente passato una propensione verso il centrosinistra (ma ha vinto Acquaroli col 51,34% e FdI è arrivata al 27%) mentre Ancona – la vera roccaforte rossa – ha dato a Ricci appena il 49,85% dei consensi, permettendogli di ottenere un inutile primo posto nella provincia.

L’astensionismo ha colpito duramente, passando dal 40,3% delle scorse Regionali al 50% circa, contro il 31,6% delle Politiche e il 45,4% delle Europee: tutte le province sono state interessate dal calo dell’affluenza, ma più di tutte Ancona (-10,09%), Fermo (-9,98%) e Pesaro-Urbino (-9,92%): in pratica due su tre favorevoli sulla carta a Ricci; va detto che l’aumento del non voto ad Ascoli è stato comunque dell’8,73% e a Macerata del 9,58%.

Il centrodestra marchigiano ottiene (oltre alla vittoria di Acquaroli col 52,43% dei consensi contro il 44,44% di Ricci: 7,99 punti di vantaggio) ben dieci punti di vantaggio sul «campo largo» nei voti di lista. Per la coalizione della Meloni è una vittoria non travolgente ma storica: il 53,5% dei partiti supera di 1,3 punti il dato del 2020, ma è molto più alto del 44,6% delle Politiche e del 48,5% delle Europee.

L’analisi

Sull’altro fronte, il dato va scomposto per area politica, perché i centristi (con la defezione di Azione) restano fermi sul 3,3% delle scorse Regionali (quando il Terzo polo non esisteva ancora) ma dimezzano le percentuali rispetto a Politiche ed Europee: segno che i calendiani hanno optato per l’astensione o comunque non hanno portato apporti significativi alla coalizione; Pd e civica di Ricci hanno invece un dato in linea con le scorse Regionali (29,7% contro 30,5%) e persino superiore a Politiche (23,4%) ed Europee (25,5%), anche se il Pd da solo è al 22,4%, perdendo il 2,7% sulle scorse regionali e il 3,1% sulle europee, guadagnando solo sulle politiche (+2%); a sinistra, Avs ha il 4,1%, un po’ sopra il dato delle scorse Regionali (2,8%) e delle Politiche (3,3%) ma sotto il 5,7% delle Europee; il grande sconfitto – sul piano dei voti – è invece il M5s, che passa dal 7,1% delle Regionali 2020 al 5,1%, perdendo circa quindicimila voti, ma crolla rispetto alle Politiche (-8,5% e -75 mila) e alle Europee (-4,6% e -35mila), segno che i pentastellati non si mobilitano per le Amministrative e tanto meno se il candidato non è dei loro (si attende però il voto in Campania per capire se anche in quella regione, dove il candidato è dei Cinquestelle, si verificherà un fenomeno analogo a quello marchigiano).

Elly Schlein dal palco di un comizio a Porto San Giorgio a sostegno di Matteo Ricci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Elly Schlein dal palco di un comizio a Porto San Giorgio a sostegno di Matteo Ricci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Fra i partiti di centrodestra, si conferma la grande redistribuzione di consensi a favore di Fratelli d’Italia, che sale dal 18,7% del 2020 al 27,2% delle regionali (al quale andrebbe aggiunto almeno un 4% del 6,8% ottenuto dalle liste civiche di Acquaroli, per un totale teorico intorno al 31%): un progresso netto rispetto alle Politiche ma non in confronto al 32,9% delle Europee; nella gara ormai continua fra Lega e Forza Italia, il partito di Tajani guadagna dodicimila voti rispetto al 2020 e raggiunge l’8,6%, contro il 6,8% delle Politiche, il 5,9% delle scorse Regionali e il 7% delle Europee, sorpassando una Lega che attenua un po’ la caduta libera del 2022 (quando passò dal 22,4% delle Regionali al 7,9% delle Politiche) scendendo però dall’8,2% delle Europee al 7,3% della consultazione di domenica e lunedì; anche le liste civiche di area hanno portato acqua al mulino del centrodestra, raddoppiando rispetto al 2020 la percentuale (dal 3% al 6,8%) e dando alla coalizione ventimila voti in più in confronto alla scorsa volta.

Scenari

Sul piano politico, se la Meloni incassa una vittoria importante che impedisce al «campo largo» di prendere slancio e rafforza in un certo modo il Governo (se Acquaroli avesse perso, probabilmente FdI avrebbe chiesto la presidenza del Veneto, creando un attrito grave con la Lega), il Pd perde doppiamente, non sul piano numerico ma su quello politico.

Elly Schlein e Matteo Ricci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Elly Schlein e Matteo Ricci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Infatti, in un colpo solo si indeboliscono la posizione nel partito della Schlein, con la pervicacia della segretaria nel riproporre (senza avere un «piano B») un «campo largo» che non funziona mai se a guidarlo non c’è un pentastellato (figurarsi cosa potrebbe accadere alle Politiche), ma si affossano anche le possibilità di Ricci di diventare l’avversario numero uno della leader Pd per il prossimo congresso (se non ha vinto a casa sua, non può certo partire da un punto di forza per scalare il partito; adesso, dunque, la palma di sfidante passa al pugliese De Caro, già favorito dai pronostici).

In Valle d’Aosta

Una nota, infine, sulla Valle d’Aosta, dove il centrodestra ha fallito la conquista del 42% dei voti necessari per avere il premio di maggioranza (si è fermato al 29,4%, al di sotto di politiche, precedenti regionali ed europee) mentre l’Union Valdotaine e i centristi autonomisti hanno vinto bene e si apprestano a governare tranquillamente la regione pensando eventualmente a un sostegno da parte del Pd o di Forza Italia.

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