Le elezioni nelle Marche hanno distrutto le speranze del «campo largo» di giocarsi la presidenza della Regione sul filo di lana. La sconfitta è stata pesante, non tanto in alcune province di destra (a Macerata Acquaroli ha avuto il 57,9% e FdI il 29,1%; a Fermo ha ottenuto il 60,5% con FdI al 23% e la lista civica della coalizione al 16,6%; ad Ascoli il presidente uscente e rientrante ha conseguito il 52,6% dei voti mentre FdI è arrivata al 33,2%) quanto a Pesaro-Urbino, che (pur se spesso in media col voto regionale complessivo) aveva però manifestato nel recente passato una propensione verso il centrosinistra (ma ha vinto Acquaroli col 51,34% e FdI è arrivata al 27%) mentre Ancona – la vera roccaforte rossa – ha dato a Ricci appena il 49,85% dei consensi, permettendogli di ottenere un inutile primo posto nella provincia.
L’astensionismo ha colpito duramente, passando dal 40,3% delle scorse Regionali al 50% circa, contro il 31,6% delle Politiche e il 45,4% delle Europee: tutte le province sono state interessate dal calo dell’affluenza, ma più di tutte Ancona (-10,09%), Fermo (-9,98%) e Pesaro-Urbino (-9,92%): in pratica due su tre favorevoli sulla carta a Ricci; va detto che l’aumento del non voto ad Ascoli è stato comunque dell’8,73% e a Macerata del 9,58%.



