Ha fatto inevitabilmente scalpore la vittoria di Abdul El-Sayed alle primarie democratiche che hanno scelto il candidato per il seggio senatoriale del Michigan.
El-Sayed ha un curriculum impressionante, è epidemiologo di successo con due dottorati, a Oxford e Columbia, professore universitario chiamato giovanissimo a dirigere il dipartimento della Sanità di una città importante e complessa come Detroit.
Non ha però una pregressa esperienza politica e non è mai stato eletto ad alcuna carica. Soprattutto, ha prevalso offrendo un messaggio molto radicale e progressista, in uno Stato complesso e meno di sinistra di molti altri.
We built this campaign brick by brick since April 2025. We’ve made a commitment to take our democracy back to serve the people who deserve the best of what America has to offer.
— Dr. Abdul El-Sayed (@AbdulElSayed) August 6, 2026
Honored to have the support of Chairman @CurtisHertelJr and Sen. @MalloryMcMorrow. Let’s go win. pic.twitter.com/wjrZowl9XP
Uno Stato governato oggi da una moderata democratica come Gretchen Withmer che è andata controcorrente, scegliendo spesso di collaborare con Donald Trump e la sua amministrazione.
La vittoria di El-Sayed – soprattutto se messa in relazione con i risultati di tante altre primarie che l’hanno preceduta – ci dice molte cose sul contesto politico statunitense, sulle dinamiche elettorali in atto e su un partito democratico vitale, ma anche lacerato da profonde divisioni politiche, ideologiche e generazionali.
Come già altri candidati anomali prima di lui – da James Talarico in Texas a Graham Platner in Maine (poi caduto in disgrazie e costretto al ritiro) – El-Sayed ha intercettato la forte richieste di cambiamento e discontinuità presente nella base democratica. Discontinuità generazione. Discontinuità in politiche economiche che poco fanno per ridurre marcate diseguaglianze di reddito e ricchezza, e anzi sembrano favorirne ancor più i principali beneficiari, dagli oligarchi tecnologici della Silicon Valley a una finanza che nella speculazione sull’intelligenza artificiale e nelle criptovalute pare avere trovato ennesime galline dalle uova d’oro. E discontinuità, infine, anche sulla politica estera, con una percentuale maggioritaria di elettori democratici oggi fortemente critica nei confronti d’Israele e favorevole a un drastico ripensamento del sostegno statunitense a Tel Aviv.
Il pugnace messaggio progressista con cui si denuncia tutto ciò cattura cuori e immaginari. Più di tutto, mobilita e galvanizza. A scrutinio ancora in corso, i votanti in Michigan sono stati molti di più (il 50%) rispetto a precedenti, analoghe primarie nel 2020 e nel 2024. Un entusiasmo che si estende anche a segmenti fondamentali – su tutti i giovani, in particolare maschi – che i democratici avevano in parte perso nelle elezioni del 2024.
E però il voto offre anche indicazioni potenzialmente problematiche per i democratici. Espone, una volta di più, quella frattura all’interno del partito che, per comodità descrittiva, spesso semplifichiamo come tra centro e sinistra, moderati e progressisti. Ed evidenzia la necessità per i democratici di riuscire a trovare candidati adatti a contesti specifici, ché il Michigan non è la California e l’Iowa non è il Massachusetts. Democratici che sono strutturalmente maggioritari nel paese - come ben mostrano le percentuali delle registrazioni elettorali - ma anche più eterogenei da un punto di vista politico, ideologico e demografico.

Proprio i primi dati che escono dal Michigan sembrano confermare queste criticità. La vittoria di El-Sayed è stata molto più risicata di quanto non prevedessero i sondaggi. La sua avversaria Haley Stevens (che, con grande correttezza, ha immediatamente annunciato il suo pieno sostegno a El-Sayed), ha ottenuto anche lei un numero di voti mai raggiunto da un/a candidato/a alle primarie.
A dispetto del suo messaggio radicale di difesa dei diritti delle fasce più vulnerabili della popolazione, o forse proprio grazie a esso, El-Sayed ha prevalso tra elettori con elevati livelli d’istruzione (diploma di laurea) e con redditi alti e medio-alti. Elettori in gran parte informati e militanti, questi. In uno stato colpito come pochi altri dalla crisi del manifatturiero, con forte sacche di povertà e disagio sociale, dove il 30% degli elettori sono indipendenti e il 65% non ha un titolo di studio post-secondario, da qui a novembre sarà indispensabile rimodulare (e moderare) il messaggio e la proposta politica per poter sperare di vincere.




