Opinioni

Dottoressa in... grande sorpresa

Annabella è nata in una famiglia di gente senza titoli di studio, ma che credeva fortemente nell’istruzione come ascensore sociale
Una dottoressa
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Annabella è nata in una famiglia di gente senza titoli di studio, ma che credeva fortemente nell’istruzione come ascensore sociale. Credo di non dover specificare che stiamo parlando di una situazione che risale quasi a quarant’anni fa. I genitori avevano quindi delle aspettative di un certo peso sul curriculum scolastico dei figli e non ne facevano segreto. Incoraggiarono Annabella a studiare.

Quando faceva i compiti, la cucina era tutta per lei e in casa regnava il silenzio. Avevano attivato un piano di risparmio per i suoi studi universitari. Senza giri di parole la vedevano ingenera o farmacista o avvocato o medico, qualcosa che suggeriva una posizione solida, buoni introiti e una dosa massiccia di rispetto e credito sociale. Lei macinava risultati: pieni voti in ogni dove. Ed era tutta farina del suo sacco perché le loro possibilità di seguirla o affiancarla erano limitate e, in particolare, non è che ai quei tempi la partecipazione dei genitori alla vita dei figli fosse particolarmente penetrante.

Fatto sta che, ottenuta la maturità a pieni voti, aveva ottenuto la piena fiducia di tutti ed era pronta a frequentare l’università, da fuori sede. Le affidarono persino il gruzzolo per affitto, libri e tasse, che si pagavano con bollettini da consegnare alla segreteria dopo la fila necessaria. Lei andava, veniva, dava conto gli esami dati e i voti presi. Tutti esiti, neanche a dirlo, molto lusinghieri. I genitori già iniziavano a vantarsi di una primogenita che stava lastricando d’oro le strade del proprio futuro.

Le cronache sono piene di studenti laureandi in teoria e che poi si sono a fatica tolti d’impaccio dalla matassa di bugie, alcuni persino con soluzioni drastiche che hanno generato casi di true crime da manuale. Non è il caso di Annabella. Quando ha annunciato che si sarebbe laureata, era vero. Non era ancora l’epoca dei confetti rossi, delle corone di alloro e delle fotografie condivise con commozione sui social. Era però il periodo in cui la famiglia si vestiva bene e andava ad assistere alla discussione della tesi.

Annabella si laureò, ma in una facoltà a sorpresa: lingue e letterature straniere. Madre e padre faticarono un pochino a capire e la presero malissimo. Un ceffone appena fuori dall’aula, pianti, grida e tutto un putiferio che sarebbe comico se non fosse stato drammatico. Il suo futuro sembrava un castello di carte passato sotto un compressore. Passarono due anni prima che la famiglia si adeguasse all’idea che Annabella era capace di guadagnarsi i soldi per vivere, che era felice e pur sempre grata.

A decenni dal fatto, Annabella traduce, insegna ed è una persona soddisfatta: «A diciannove anni non avrei mai avuto la forza per ribellarmi a quella benigna pressione che era impastata d’amore e di ambizioni che non mi appartenevano. Con il tempo, ci siamo capiti». Per amor di conclusione, il fratello minore è diventato medico. Di sua spontanea volontà, anche se le tasse universitarie le hanno pagate i genitori di persona, per monitorare la dicitura esatta da scrivere sui bollettini, e volevano pure leggere con i loro occhi gli esami scritti sul libretto. Tutto sommato, ci sta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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